martedì 20 giugno 2017

Caro maturando ti scrivo...


Caro maturando,

Anche quest'anno ti scrivo così ti distraggo un po' dal vortice di emozioni che stai vivendo. Questa sarà per te la notte delle notti. Anzi, la "notte" per eccellenza. Quella che tutti più o meno abbiamo vissuto. In questo momento starai rimettendo insieme idee, appunti, libri. Immagino la tua scrivania e ripenso alla mia piena di fogli e con il computerperennemente connesso ai siti che promettono anticipazioni sempre disattese, più o meno. Il tuo zaino munito di penne, matite e dizionario domani sarà pesante come un macigno qualunque cosa tu metta al suo interno, quindi sii essenziale. Porta te stesso e basta. Altro non ti servirà. Te lo assicuro.

Quando le porte si apriranno e sarai seduto su quel banco sarete solo tu, la penna, il foglio, il dizionario, le tracce da scegliere e basta. Il tempo dello studio è terminato, adesso è giunto il momento di dimostrare chi sei. Lascia perdere i siti e il "toto tema". Non serve. Ascolta un po' di musica, fai una passeggiata, vai a correre se ti senti teso. Stanotte, poi, cerca di dormire e sognare.

Sogna! Sì ho scritto proprio questo. Potrai dirmi: “ma come faccio? Vorrei vedere te al mio posto!” E avresti ragione se non per il fatto che al tuo posto ci sono stato anch'io. Probabilmente 11 anni fa anch'io avrei avuto la tua stessa reazione, ma dopo tanti anni ed esami superati ho capito tante cose. Tantissime!


La necessità di lottare per un sogno


Caro maturando devi sognare!

Somnio ergo sum, sogno dunque sono. Eppure tutti ti avranno ricordato almeno una volta nella vita che sognare è inutile, che bisogna essere pragmatici, che provare a realizzare i propri sogni è da pazzi, che sognare è come, nel don Chisciotte di Cervantes, scambiare mulini a vento con giganti dalle braccia rotanti, i burattini con demoni, le greggi di pecore con eserciti, eccetera, eccetera, eccetera...

Questa, per me, non è solo una bella frase ispirata a Cartesio, ma una convinzione che ho coltivato negli anni in cui erano in pochi a credere che sarei riuscito a realizzare quasi tutti i miei sogni (quasi perché ne ho ancora tanti da realizzare).

Quindi davanti a questa prova dimostra il tuo valore, usa la tua paura e falla diventare adrenalina allo stato puro come fa un calciatore durante l'ultimo calcio di rigore che può assegnare la vittoria della coppa del mondo, come il tennista stremato all'ultimo set dopo 2 ore di battaglia sul campo che può fargli vincere la finale di Wimbledon o del Roland Garros; dai il meglio che hai perché è adesso che si gioca la tua partita. Il tuo futuro parte da qui!



Il coraggio di capovolgere gli schemi


Finiti gli scritti avrai il panico per gli orali e allora tu non essere scontato, vai contro corrente, sii originale, prepara l'indispensabile per dimostrare che a qualcosa ti sei appassionato e che quindi hai studiato con ardore perché quell'argomento, personaggio, storia sono entrati in circolo nelle tue vene; che ti servirà quando sarai là fuori per decidere quale strada intraprendere.

Vuoi un esempio? Ti do il mio. All'esame orale ho portato: L'essere e l'apparire in Luigi Pirandello. Un argomento normalissimo presente sui programmi ministeriali reso unico, per un accostamento originale, assurdo per qualcuno: Pirandello scrittore e Ligabue cantautore a confronto.

Adesso chiudi gli occhi, fermati un attimo e immagina la faccia dei prof. schierati davanti a me dopo l'apertura delle slide proiettate sul muro.

Ancora le ricordo. Un misto tra incredulità e ribrezzo per aver accostato un premio Nobel per la letteratura ad uno che aveva vinto al massimo il Festivalbar (oltre ad altri riconoscimenti, un film, libri e altre cose che loro ignoravano del tutto o quasi). Ricordo che uno dei più scettici alla fine del mio discorso si alza, mi stringe la mano e mi dice: "Grazie Bertolone, "da adesso in poi" (stava inconsapevolmente citando il titolo di una canzone del Liga) non criticherò più mia figlia che lo ascolta tutto il giorno.

Ti rendi conto? Se è successo a me anche tu puoi capovolgere gli schemi dove cercano di ingabbiare le nostre vite, perché la regola si sovverte se sei tu a volerlo fare. Devi essere tu a volerti mettere in gioco!

Cinici sulla tua strada ne incontrerai tanti, forse anche troppi, ma non scordare mai che ciò che è importante è ciò che è invisibile. É solo con il cuore che si vede bene, l'essenziale é invisibile agli occhi. Antoine De Saint - Exupéry insegna. Non fare come l'aviatore concentrato solo sul suo motore, ma guarda anche con il cuore, perché la ragione da sola non basta. Cerca il tuo piccolo principe da cullare, la tua rosa da proteggere a tutti i costi, la tua volpe da addomesticare.


Ultime raccomandazioni


Caro maturando, adesso tocca a te!

Tutto dipende dal verso col quale vorrai contribuire a scrivere il romanzo della tua vita; dallo stile e dal colore che vorrai usare per continuarlo. É sempre una questione di dettagli, colori e sfumature attraverso i quali vorrai dare forma al mondo, il tuo. É sempre una questione di sogni, i tuoi.

In bocca a lupo e divertiti, se puoi!


Prof. RH plus

#maturità2017

sabato 10 giugno 2017

Ritornare a vincere, insieme

Cari Sognatori,
Dopo una settimana intensa abbiamo concluso gli scrutini e oggi il mio pensiero va soprattutto a coloro che non ce l'hanno fatta a superare l'anno.
Sappiate che non siamo felici di non avervi ammessi. Ci siamo interrogati su di voi e abbiamo dovuto scegliere. La vita però é così: bisogna impegnarsi per raggiungere i propri obiettivi. Immagino che alla vostra età questo possa sembrare come un portone sbattuto in faccia abbastanza forte e in malo modo. Non è così. Voglio che sappiate che non vi abbiamo respinto, ma al contrario vi abbiamo tenuti ancora di più con noi perché vogliamo il vostro bene. 
Sono consapevole che per voi questa sembrerà una tragedia, posso immaginarlo. La vostra tristezza è la mia. La vostra sconfitta è la mia. La nostra, in quanto educatori. Abbiamo perso insieme e insieme dobbiamo ricominciare a vincere. Insieme!


Nel mezzo del cammin di vostra vita nessuno vi regalerà niente, ve lo assicuro. Nessuno. Questa esperienza vi servirà per rendevi più forti per poter affrontare sconfitte ben più grandi che vi capiteranno. Il mondo non è solo patinato come vogliono farvi credere. A volte è una selva oscura e avrete bisogno dei vostri Virgilio per tornare fuori a riveder le stelle.
Sono consapevole che il mondo di oggi non è lontanamente orientato alla cultura della sconfitta e non sarei degno di fare questo lavoro, che amo e faccio per passione più che per soldi, se vi dicessi che il sacrificio non è compreso nel pacchetto. Se vi gratificassi nonostante tutto.


Da settembre ripartiamo, insieme. Fianco a fianco, da cuore a cuore. Fidatevi di noi e non guardateci (so che è difficile) come nemici. Non lo siamo e non lo saremo mai, perché amiamo e crediamo (la stragrande maggioranza) in questo lavoro. Nemico più tosto, ricordatelo sempre, è colui che non vi sprona a migliorare, perché siamo imperfetti e perfettibili allo stesso tempo e c'è bisogno che qualcuno vi ricordi che potete migliorare. Voi siete il sale della terra, il nostro futuro. Ripartiamo insieme per scrivere una storia diversa, bellissima, affascinante. Insieme!
A voi la scelta. La penna é in mano vostra e sarete voi a decidere se togliere il tappo o no. Sarete voi a decidere come e quanto farvi aiutare. Noi ci saremo. Io ci sarò, sempre.
Sognatori miei, vi voglio bene.
Ci vediamo a settembre (se Dio vuole)!
Per sempre vostro
Prof. RH plus

martedì 23 maggio 2017

Storia di due sorrisi e di una foto

Il 27 marzo del 1992 Paolo Borsellino e Giovanni Falcone si danno appuntamento al palazzo Trinacria di Palermo, nel rione storico della Kalsa. L’occasione è la presentazione della candidatura alla Camera dei deputati del collega Giuseppe Ayala. La città è in fermento, il 5 e 6 aprile si terranno le elezioni politiche dell’era Mani Pulite. I due magistrati sono l’uno accanto all’altro. Si dicono qualcosa, parlano a bassa voce. Poi uno dei due fa una battuta. E il sorriso compare sui loro volti. Dall’altra parte del tavolo c’è un giovane fotoreporter del Giornale di Sicilia, Tony Gentile, che preme il pulsante della sua macchina fotografica proprio in quel preciso momento. Il giorno successivo la fotografia non viene pubblicata. «Magari la usiamo un altro giorno», gli dicono. Ma dopo le stragi di Capaci e via d’Amelio, quell’immagine diventa il simbolo della rinascita di una terra che reagisce contro la logica mafiosa. «Quello scatto purtroppo ha acquisito il significato che oggi gli diamo», racconta Tony Gentile, «per quello che è successo dopo. Altrimenti sarebbe rimasta una foto come tante altre».


Tony Gentile, com’è nata quella fotografia?
Lavoravo come fotoreporter dal 1989. Nel 1992 collaboravo già con l’agenzia Reuters dalla Sicilia e con la cronaca locale del Giornale di Sicilia. Una sera, il 27 marzo di quell’anno, mi sono trovato a coprire un convegno legato alla candidatura del magistrato Giuseppe Ayala. Falcone e Borsellino erano seduti a quel tavolo. Non so cosa si siano detti, ma a un certo punto tra di loro si è creato questo momento di battuta e hanno sorriso. Io credo che stessero scherzando su una delle persone sedute al tavolo con loro. Ma è una mia idea. Così è venuta fuori quella foto. 

Quella sera c’erano anche altri fotografi, ma solo la sua foto mostra la complicità e l’amicizia tra i due magistrati a pochi giorni dalla loro morte.
È stata una confluenza di fattori diversi. Forse la prontezza di riflessi, la posizione, l’aver compreso subito il gesto. E così ho fatto quattro o cinque scatti consecutivi. Certamente il fattore determinante che ha reso famoso lo scatto è che la foto sia stata pubblicata e che sia stata usata più delle altre fatte quella sera. L'intera sequenza degli scatti, comunque, sarà in mostra a Palermo dal 24 maggio al 3 giugno in occasione del ventennale della strage di Capaci e via d'Amelio. 

La foto, però, non venne pubblicata immediatamente. Venne “ripescata” qualche mese dopo.
Sì, la sera del convegno portai alla redazione del Giornale di Sicilia i miei scatti. Ci furono dei commenti di apprezzamento per quella foto. Mi dissero: “Bravo, è carina, magari la usiamo un altro giorno”. Ma il giorno dopo non venne pubblicata. Tra maggio e luglio, poi, dopo la strage di Capaci, un amico mi disse: “Ma tu non avevi fatto quella bella foto di Falcone e Borsellino?”. Così la inviai all'agenzia di Roma con la quale collaboravo. E il 20 luglio, il giorno successivo alla strage di via d’Amelio, i maggiori quotidiani nazionali, dal Corriere della sera a La Stampa, la ripresero e la pubblicarono in prima pagina.

Così quell’immagine divenne simbolo della rinascita della Sicilia.
Quello scatto, purtroppo, ha acquisito il significato che oggi gli diamo per quello che è successo dopo, a causa delle stragi. Se non fossero stati uccisi Falcone e Borsellino, sarebbe stata una foto come un’altra. C’è stato un editore in città che decise di metterla sui manifesti contro la mafia che venivano affissi a Palermo in quei giorni. Qualcuno pensava che io fossi l’unico fotografo presente quella sera al palazzo Trinacria. In realtà c’erano altri colleghi che scattarono foto simili. Ma quella complicità, quei sorrisi ce li ha solo quella foto.

Uno scatto in bianco e nero: è stata una scelta stilistica?
È uno scatto in bianco e nero non per una ricerca estetica. Nel 1992 i giornali erano tutti in bianco e nero. Noi fotografi andavamo in giro con una macchina in bianco e nero per i quotidiani e un’altra a colori per i settimanali. Lo scatto è in bianco e nero perché era destinato a un quotidiano. Magari se fossi stato inviato da un settimanale, ora quella foto sarebbe a colori.

Come reagì a quelle stragi? Il significato assunto da quello scatto si trasformò anche in un particolare impegno antimafia?
Io credo nel giornalismo obiettivo. Le idee intime del giornalista sono un’altra cosa. E quelle può averle chiunque, dall’imbianchino al vigile urbano. Certo la legalità fa parte dei miei valori e cerco ogni giorno di trasmetterla anche ai miei figli, che a casa vedono quella foto di Falcone e Borsellino appesa dappertutto. Mi è capitato anche di scrivere alcuni libri sul tema mafioso e sono legato a Rita Borsellino, sorella di Paolo, da una amicizia molto forte. Lei era proprietaria della farmacia dietro casa mia, a Palermo.

Quindi conosceva di persona Paolo Borsellino e Giovanni Falcone?
Di persona no. Li conosci da disturbatore, come tutti i fotoreporter e i giornalisti. E loro imparano a conoscerti e ti tollerano. Mi ricordo però del discorso di Paolo Borsellino alla biblioteca comunale di Palermo dopo la morte di Falcone nella strage di Capaci. Io ero ai piedi del tavolo dietro il quale il magistrato era seduto. Ho scattato tante foto, ma a un certo punto le sue parole mi hanno talmente emozionato che mi sono seduto a terra all’angolo della scrivania a osservarlo da vicino. Avrei voluto scrivergli un mio pensiero su un bigliettino per fargli arrivare la mia vicinanza. Ma non lo feci, non so perché. Dopo il 19 luglio andai a raccontare questa cosa a Rita Borsellino e le portai in regalo quella foto che ritraeva il fratello sorridente insieme a Giovanni Falcone.

Fonte: http://www.linkiesta.it/it/article/2012/05/23/quella-sera-che-falcone-e-borsellino-ridevano-come-due-amici-qualunque/11583/

Il presente articolo è qui riportato solo a fine didattico.


lunedì 22 maggio 2017

Egapesen auton. Lettera aperta ai miei Sognatori

Cari picciutteddi,

è arrivato il momento di salutarci, ma non è un addio, solo un arrivederci. Tutto inizia e finisce, ciclicamente. È la vita. Il nostro rapporto, però, sopravviverà al suono dell'ultima campana. Io sarò per sempre il vostro professore e voi i miei "picciotti". Queste parole le ho volute mettere per iscritto affinché possiate rileggerle quando e se vi ricorderete di me. Verba volant, scripta manent!



Somnio ergo sum

Sono diventato insegnante perché ho lungamente inseguito il mio "sogno" e sono passati tanti anni dalla mia prima volta in una classe e i miei primi "Sognatori" sono tutti maggiorenni.

Sulla mia strada ho incontrato molti sguardi e a tal proposito mi viene in mente l'incontro tra Gesù e il giovane ricco. La frase greca egàpesen auton utilizzata nel Vangelo di Matteo lascia intendere più di un semplice “fissare”. Gesù, infatti, non guarda con superficialità il ragazzo, ma nella parte più profonda della sua anima. Occhi negli occhi, da cuore a cuore. “Fissatolo lo amò” è quindi quel momento in cui il nostro sguardo entra in contatto con il prossimo, nel profondo. E tutti, sin da bambini, abbiamo cercato e donato questo sguardo che ama incondizionatamente. A questo punto del mio percorso mi sono chiesto diverse volte: "Nel mezzo del cammin di nostra vita" quando e quanto ho saputo "fissare" nel profondo i miei studenti? A volte, perché non è semplice, perché non tutti sono pronti a lasciarsi accogliere dal nostro sguardo, perché non sempre la vita ti mette nelle condizioni di essere aperto al mistero di un adolescente in ricerca. 

Ogni anno ho incontrato oltre 400 adolesc[i]enti e non è un errore grammaticale, ma un gioco di parole che vuole esprimere un concetto: gli adolesc[i]enti sono in costante ricerca di risposte a domande non risolte sulla propria vita, sul mondo, su tutto. Bisognosi di comporre quel pezzo di puzzle che dice la verità su loro stessi. Il pezzo più difficile da incastrare quando si è estremamente fragili e in divenire. Nel pieno di quell'età in cui trovare il pezzo mancante e metterlo al posto giusto è difficile, ma non impossibile se qualche adulto si ricorda di essere segno e strumento di una bellezza tutta da modellare, ispirare.

L'arte di essere insegnanti vuol dire anche questo: essere specchio che riflette la luce di un'anima bellissima e immortale, quella di ogni studente e studentessa. É anche per questo che mi piace insegnare religione. Se avessi scelto di insegnare altro, italiano, ad esempio, avrei avuto più tempo da dedicare ad una singola classe, ma non avrei mai conosciuto tutti quei ragazzi che ho avuto la fortuna di incontrare sulla mia strada. La sento scorrere nelle vene la passione per l'educazione, è un sogno. Per dirla come D'Avenia: "Solo quando l'uomo ha fede in ciò che è al di sopra della sua portata - questo è un sogno - l'umanità fa quei passi in avanti che l'aiutano a credere in se stessa."

Somnio ergo sum (sogno dunque sono), per me non è solo una bella frase ispirata ad un celebre filosofo, ma una convinzione che ho coltivato negli anni in cui erano in pochi a credere sarei riuscito a realizzarli quasi tutti (quasi perché ne ho ancora tanti da realizzare). Perciò colorate il mondo con i vostri sogni.



Cercare l'infinito...

Sin da subito ho cercato di conoscervi uno ad uno senza mai considerarvi un numero, viste le mie tante classi, ma mi sono impegnato a comprendervi senza riserve.

Ho provato a farvi capire che tutto questo c'entra con la vita di tutti i giorni, che vi aiuterà a capire meglio il mondo e voi stessi, che insomma ne vale la pena stare ad ascoltare questo professore giovane e sognatore. Ho cercato di dimostrarvi giorno dopo giorno che è tutto vero, che sono stato e sarò per voi il mediatore di qualcosa di desiderabile e indispensabile, che io possiedo e voglio regalarvi. Ho cercato in tutti i modi di aiutarvi a scovare i vostri talenti, le vostre passioni, i vostri sogni. Mi sono impegnato a non nascondervi le battaglie e ho speso tutto me stesso per rendervi forti per poterle affrontare ricordandovi, molto spesso, che dopo una salita c'è sempre una discesa e che nella vita la differenza sostanziale tra la scelta semplice di esistere stando fermi e quella complicata di vivere mettendosi in cammino verso nuovi orizzonti è sempre nelle scelte che facciamo. Nella nostra capacità di vedere nelle ferite un segno di intimità con il divino. Imparando a guardare alla ferita che possiamo subire durante la strada come ad una feritoia, un'apertura tra il finito e l'infinito.



Prof. RH Plus 

Inizialmente, qualcuno non mi ha capito, altri hanno pensato che fossi pazzo, altri ancora non capivano perché fare religione era diventato così diverso; c'era poi chi non faceva religione, scappava al mio arrivo e alla fine ha fatto di tutto per restare in classe. 

Ho cercato di farvi amare la mia materia e di non renderla solo un'ora di svago e perdita di tempo, fuori e dentro l'aula. Usando anche quei piccoli ritagli di tempo libero per aggiornarmi, studiare, sperimentare e portare in classe attività sempre nuove, attraenti, utili affinché questa diventasse per voi una materia “di-versa” che dall'aula scolastica si proiettasse all'esterno. Alla vita "polverosa" e bellissima insieme dove può capitare, citando Dante, di ritrovarsi  «per una selva oscura, ché la diritta via era smarrita» e dove cercare e trovare il proprio Virgilio: «colui da cu' io tolsi lo bello stilo che m'ha fatto onore.» Colui che avrebbe potuto aiutarvi a scoprire "Ciò che inferno non é".

Sicuramente avrei potuto fare di meglio, ma vi assicuro che ogni mio gesto, proposta, arrabbiatura, errore sono stati fatti mettendo sempre voi al primo posto. Detto ciò farò tesoro dei miei errori per cercare di migliorare come insegnante e come uomo.



L'infinito oltre la siepe...

Dal prossimo anno, come scrive Dante, "Incipit vita nova". Inizia una nuova vita e spero che questo nuovo inizio sarà come un mosaico colorato, bellissimo, in continua evoluzione.

Ho solo alcuni piccoli consigli per voi, gli ultimi.

Amate, amatevi. Amate voi stessi e tutto ciò che fate e farete nella vostra vita. Amate, perché solo l'amore può salvarci. Amate nonostante la complessità di un mondo che corre veloce senza sosta, senza meta e che impone ritmi infernali. Amate anche quando intorno a voi troverete persone che badano più alla forma che alla sostanza, siate autentici. Amate, davvero, nonostante i rapporti "liquidi" di questo scorcio di secolo fatto più di connessioni virtuali che di relazioni reali, spontanee, vere. Amate i vostri sogni nonostante il futuro incerto, amateli anche quando la vita vi sbatterà la sua porta in faccia e non temete, perché ad ogni porta sbarrata si schiuderà di fronte a voi quella bellezza che vi farà dire che ne è valsa la pena. Picciutteddi miei, ricordatelo sempre: solo l'amore muove il sole e le altre stelle.

Abbiate fiducia in voi stessi e non abbiate paura. Certo è normale avere "paura della paura" a 13 anni. Paura per il vortice di emozioni che si vivono a quell'età bellissima e contraddittoria insieme. La paura per gli spasmi di un'anima che urla il bisogno di risposte alle domande. In continua tensione tra un oggi e un non ancora. Un'anima in disordine come la camera che senza quel calzino che non salta fuori non sarebbe la stessa. Come le domande a cui noi adulti, a volte, stentiamo o non vogliamo dare risposte.

Ragazzi miei, la paura è quello stato che ci permette di vederci estremamente fragili, indifesi. Allo stesso tempo, però, porta con sé la consapevolezza di essere in cammino verso qualcosa di straordinario. È per questo che dovete guardarla in faccia la paura. Bisogna impedire che vi calpesti, vi attraversi. Mettersi di traverso e non lasciarla passare. Scoprirete qualcosa di meraviglioso. La capacità di raggiungere ciò che avevate paura di fare, perché se un sogno è il vostro trasformerete in realtà ciò che vi impediva di uscire fuori a guardare le stelle.



Ricordatevi ogni giorno che siete infinito e che la vostra anima é sacra. Che nessuno ha il diritto di privarvi di ciò a cui ogni uomo aspira nel corso della propria vita: ricercare la felicità.

A voi, adolescenti, con il futuro tutto da inventare dico: farete cose grandi.

Siete unici ed irripetibili. Pensateci, credeteci. Siate rivoluzionari, abbiate il coraggio di osare. Siate folli. Scegliete di vivere ogni giorno quel fresco profumo di libertà che porta alla felicità.

Buona vita miei Sognatori!

Paci, amuri e biddizzi!

Prof.RH Plus

Maggio 2017

domenica 7 maggio 2017

Cercare (e trovare) una Guida Autentica per imparare a sognare

Alcune persone hanno bisogno di una guida, qualcuno che attraverso la propria storia li motivi nella vita e li spinga a realizzare il loro sogno. Questa persona è spesso, se non sempre, qualcuno che non si conosce: un cantante, un calciatore, uno scrittore o qualsiasi persona sconosciuta, ma che ha realizzato il suo sogno. Questa persona è il mito per ognuno  e, per alcuni diventa quasi indispensabile saper sempre più cose sul proprio mito. 

Anche io non ero da meno; se mi avessero assegnato di fare un testo su quest’argomento, circa un anno fa, probabilmente avrei scritto pagine su pagine. Ora invece non ho bisogno di credere di potercela fare seguendo l’esempio di un altro che ce l’ha fatta: adesso credo in me stessa. Penso che quando si è arrivati ad un punto in cui la propria autostima è tale che, si è convinti, di potercela fare con le proprie forze, non serve essere motivati, né seguire la strada di qualcuno che ha realizzato il proprio sogno. Quando si è arrivati ad avere abbastanza autostima si vuole costruire il proprio percorso senza tener conto di quello che ha fatto un altro: certo lui è riuscito nello scopo, ma anche io posso farcela con le mie forze, senza fare niente di quello che ha fatto lui.

In fondo penso che un mito sia qualcuno che ti spartisce lezioni importanti sulla vita, a cui poi dovrai tener conto nelle scelte quotidiane come ha fatto lui.



Ma non siamo forse tutti insegnanti del nostro prossimo e studenti allo stesso tempo?

Non abbiamo tutti da imparare e da insegnare attraverso la storia del prossimo e la nostra? Non siamo forse tutti sognatori che attraverso i propri sogni e quelli degli altri imparano a vivere? Personalmente penso che anche il più umile degli uomini ha almeno una lezione importante da impartire agli altri; per questo non bisogna mai sottovalutare le capacità del prossimo, perché in quanto essere umano, è sempre capace di sorprenderci e di insegnarci a vivere la vita al meglio: seguendo i profondi desideri del nostro cuore e gli importanti insegnamenti appresi attraverso il racconto del cammino di un altro.



Spesso si ha anche la fortuna di conoscere personalmente qualcuno che attraverso la sua storia e la sua esperienza sappia insegnare molto al prossimo, queste persone sono speciali e capita di incontrarle durante il proprio cammino. Rimaniamo anche molto affezionati a questi maestri; capita che nonostante gli anni siano passati, ripensandoci ci viene in mente quante cose abbiamo imparato e quanto, per questo, dopotutto, queste persone occupino un posto dentro il nostro cuore. Penso che non ci sia un maestro che può insegnarci meglio di un altro: siamo tutti uguali e allo stesso tempo così diversi sotto questo aspetto. Abbiamo tutti così tanto  da insegnare e, il maestro giusto, infatti, non è chi sa più cose, ma chi conosce quello che nella nostra vita potrebbe colpirci maggiormente e insegnarci la lezione che in quel momento ci appare come la più importante.



Personalmente sono rimasta colpita da due persone che ho conosciuto in particolar modo: il mio professore di religione dei tre anni scorsi e il mio maestro di danza. Loro sanno davvero farti ragionare su quali sono i veri valori della vita e su cosa loro hanno imparato, sanno spartirti le lezioni che in quel momento ti sono più d’aiuto. Il mio vecchio professore di religione è un uomo giovane che, nonostante sia ancora un ragazzo, conosce così tanto e ha fatto della sua vita ciò che voleva. Ha reso la sua vita bella, ma bella davvero: lui ha trovato la sua strada e ogni scelta la prende in base al suo desiderio, qualsiasi decisione è presa in base a ciò che desidera fare nella vita e, non c’è niente di più difficile da compiere se non questo; la sfida sta nel scoprire il vero desiderio che si cela nel proprio cuore. Lui ci parlava di cose vere, concrete; era realista e allo stesso tempo parlava del mondo in modo non reale. Potrebbe sembrare complicato, ma è un concetto, oltremodo, abbastanza semplice: ti parlava del mondo come se non ci fosse niente da nascondere, neanche ciò che è brutto; però pur parlandoti di cose brutte ti trasmetteva la speranza che poteva esistere un mondo migliore. Ho sempre provato una grande ammirazione per tutto ciò che diceva, per il modo che aveva di esprimersi, con questa speranza nel futuro. La più grande cosa che ho imparato da lui è che il sogno vero esiste e bisogna trovarlo perché solo agendo in base a quello si potrà raggiungere la felicità che è il sogno di ogni uomo.


M. Studentessa con tanti sogni nel cassetto