mercoledì 24 maggio 2017

QUESTIONARIO UTENTI CORSI DI FORMAZIONE AMBITO 24



CORSO A1 - COSTRUIRE UNITÀ DI APPRENDIMENTO



https://goo.gl/forms/XLzoLLXpUwpd64Xf2




CORSO A5 - MATEMATICA DIGITALE: SVILUPPARE COMPETENZE MATEMATICHE ATTRAVERSO LA DIDATTICA LABORATORIALE



https://goo.gl/forms/YANJjDHlTkqjvl952




CORSO A6 - STRATEGIE EDUCATIVE INNOVATIVE: FLIPPED CLASSROOM E PEER-TO-PEER



https://goo.gl/forms/obUqpwfN88WRXDSn2




CORSO A7 - LA VALUTAZIONE DELLE COMPETENZE



https://goo.gl/forms/sp0Ubrx5mBktwjPf2




CORSO A8 - LA DIDATTICA PER COMPETENZE ATTRAVERSO IL CURRICULUM VERTICALE



https://goo.gl/forms/ZXhbrRljxt58OhdJ3




CORSO B3 - CODING E PENSIERO COMPUTAZIONALE



https://goo.gl/forms/fPELfdYDAUjcSQsi2




CORSO B4 - COMPETENZE DIGITALI E LA DIDATTICA INCLUSIVA



https://goo.gl/forms/mOb6xhQA4L3zfl133




CORSO B5 - GESTIONE CLASSE VIRTUALE



https://goo.gl/forms/TvhUaZpvTVvy7Fpu1




CORSO C2 - LABORATORIO MAPPE



https://goo.gl/forms/0Gt3kT6DKWZ5hRiE2




CORSO C3 - L'INCLUSIONE SCOLASTICA DELL'ALUNNO CON AUTISMO E DISABILITÀ INTELLETTIVA



https://goo.gl/forms/FQzENIivZFcDlnlm2




CORSO F2 - PROCEDURE DI ACCOGLIENZA E INTEGRAZIONE



https://goo.gl/forms/ij2qI4bKY9WuZ67h2




CORSO G1 - GESTIONE DEI CONFLITTI



https://goo.gl/forms/xPqHrMxwO4vZOaud2



CORSO G2 - PREVENIRE IL DISAGIO E SVILUPPARE LA COESIONE SOCIAL



https://goo.gl/forms/oEgt24WSxp6aqGj63




martedì 23 maggio 2017

Storia di due sorrisi e di una foto

Il 27 marzo del 1992 Paolo Borsellino e Giovanni Falcone si danno appuntamento al palazzo Trinacria di Palermo, nel rione storico della Kalsa. L’occasione è la presentazione della candidatura alla Camera dei deputati del collega Giuseppe Ayala. La città è in fermento, il 5 e 6 aprile si terranno le elezioni politiche dell’era Mani Pulite. I due magistrati sono l’uno accanto all’altro. Si dicono qualcosa, parlano a bassa voce. Poi uno dei due fa una battuta. E il sorriso compare sui loro volti. Dall’altra parte del tavolo c’è un giovane fotoreporter del Giornale di Sicilia, Tony Gentile, che preme il pulsante della sua macchina fotografica proprio in quel preciso momento. Il giorno successivo la fotografia non viene pubblicata. «Magari la usiamo un altro giorno», gli dicono. Ma dopo le stragi di Capaci e via d’Amelio, quell’immagine diventa il simbolo della rinascita di una terra che reagisce contro la logica mafiosa. «Quello scatto purtroppo ha acquisito il significato che oggi gli diamo», racconta Tony Gentile, «per quello che è successo dopo. Altrimenti sarebbe rimasta una foto come tante altre».


Tony Gentile, com’è nata quella fotografia?
Lavoravo come fotoreporter dal 1989. Nel 1992 collaboravo già con l’agenzia Reuters dalla Sicilia e con la cronaca locale del Giornale di Sicilia. Una sera, il 27 marzo di quell’anno, mi sono trovato a coprire un convegno legato alla candidatura del magistrato Giuseppe Ayala. Falcone e Borsellino erano seduti a quel tavolo. Non so cosa si siano detti, ma a un certo punto tra di loro si è creato questo momento di battuta e hanno sorriso. Io credo che stessero scherzando su una delle persone sedute al tavolo con loro. Ma è una mia idea. Così è venuta fuori quella foto. 

Quella sera c’erano anche altri fotografi, ma solo la sua foto mostra la complicità e l’amicizia tra i due magistrati a pochi giorni dalla loro morte.
È stata una confluenza di fattori diversi. Forse la prontezza di riflessi, la posizione, l’aver compreso subito il gesto. E così ho fatto quattro o cinque scatti consecutivi. Certamente il fattore determinante che ha reso famoso lo scatto è che la foto sia stata pubblicata e che sia stata usata più delle altre fatte quella sera. L'intera sequenza degli scatti, comunque, sarà in mostra a Palermo dal 24 maggio al 3 giugno in occasione del ventennale della strage di Capaci e via d'Amelio. 

La foto, però, non venne pubblicata immediatamente. Venne “ripescata” qualche mese dopo.
Sì, la sera del convegno portai alla redazione del Giornale di Sicilia i miei scatti. Ci furono dei commenti di apprezzamento per quella foto. Mi dissero: “Bravo, è carina, magari la usiamo un altro giorno”. Ma il giorno dopo non venne pubblicata. Tra maggio e luglio, poi, dopo la strage di Capaci, un amico mi disse: “Ma tu non avevi fatto quella bella foto di Falcone e Borsellino?”. Così la inviai all'agenzia di Roma con la quale collaboravo. E il 20 luglio, il giorno successivo alla strage di via d’Amelio, i maggiori quotidiani nazionali, dal Corriere della sera a La Stampa, la ripresero e la pubblicarono in prima pagina.

Così quell’immagine divenne simbolo della rinascita della Sicilia.
Quello scatto, purtroppo, ha acquisito il significato che oggi gli diamo per quello che è successo dopo, a causa delle stragi. Se non fossero stati uccisi Falcone e Borsellino, sarebbe stata una foto come un’altra. C’è stato un editore in città che decise di metterla sui manifesti contro la mafia che venivano affissi a Palermo in quei giorni. Qualcuno pensava che io fossi l’unico fotografo presente quella sera al palazzo Trinacria. In realtà c’erano altri colleghi che scattarono foto simili. Ma quella complicità, quei sorrisi ce li ha solo quella foto.

Uno scatto in bianco e nero: è stata una scelta stilistica?
È uno scatto in bianco e nero non per una ricerca estetica. Nel 1992 i giornali erano tutti in bianco e nero. Noi fotografi andavamo in giro con una macchina in bianco e nero per i quotidiani e un’altra a colori per i settimanali. Lo scatto è in bianco e nero perché era destinato a un quotidiano. Magari se fossi stato inviato da un settimanale, ora quella foto sarebbe a colori.

Come reagì a quelle stragi? Il significato assunto da quello scatto si trasformò anche in un particolare impegno antimafia?
Io credo nel giornalismo obiettivo. Le idee intime del giornalista sono un’altra cosa. E quelle può averle chiunque, dall’imbianchino al vigile urbano. Certo la legalità fa parte dei miei valori e cerco ogni giorno di trasmetterla anche ai miei figli, che a casa vedono quella foto di Falcone e Borsellino appesa dappertutto. Mi è capitato anche di scrivere alcuni libri sul tema mafioso e sono legato a Rita Borsellino, sorella di Paolo, da una amicizia molto forte. Lei era proprietaria della farmacia dietro casa mia, a Palermo.

Quindi conosceva di persona Paolo Borsellino e Giovanni Falcone?
Di persona no. Li conosci da disturbatore, come tutti i fotoreporter e i giornalisti. E loro imparano a conoscerti e ti tollerano. Mi ricordo però del discorso di Paolo Borsellino alla biblioteca comunale di Palermo dopo la morte di Falcone nella strage di Capaci. Io ero ai piedi del tavolo dietro il quale il magistrato era seduto. Ho scattato tante foto, ma a un certo punto le sue parole mi hanno talmente emozionato che mi sono seduto a terra all’angolo della scrivania a osservarlo da vicino. Avrei voluto scrivergli un mio pensiero su un bigliettino per fargli arrivare la mia vicinanza. Ma non lo feci, non so perché. Dopo il 19 luglio andai a raccontare questa cosa a Rita Borsellino e le portai in regalo quella foto che ritraeva il fratello sorridente insieme a Giovanni Falcone.

Fonte: http://www.linkiesta.it/it/article/2012/05/23/quella-sera-che-falcone-e-borsellino-ridevano-come-due-amici-qualunque/11583/

Il presente articolo è qui riportato solo a fine didattico.


lunedì 22 maggio 2017

Egapesen auton. Lettera aperta ai miei Sognatori

Cari picciutteddi,

è arrivato il momento di salutarci, ma non è un addio, solo un arrivederci. Tutto inizia e finisce, ciclicamente. È la vita. Il nostro rapporto, però, sopravviverà al suono dell'ultima campana. Io sarò per sempre il vostro professore e voi i miei "picciotti". Queste parole le ho volute mettere per iscritto affinché possiate rileggerle quando e se vi ricorderete di me. Verba volant, scripta manent!



Somnio ergo sum

Sono diventato insegnante perché ho lungamente inseguito il mio "sogno" e sono passati tanti anni dalla mia prima volta in una classe e i miei primi "Sognatori" sono tutti maggiorenni.

Sulla mia strada ho incontrato molti sguardi e a tal proposito mi viene in mente l'incontro tra Gesù e il giovane ricco. La frase greca egàpesen auton utilizzata nel Vangelo di Matteo lascia intendere più di un semplice “fissare”. Gesù, infatti, non guarda con superficialità il ragazzo, ma nella parte più profonda della sua anima. Occhi negli occhi, da cuore a cuore. “Fissatolo lo amò” è quindi quel momento in cui il nostro sguardo entra in contatto con il prossimo, nel profondo. E tutti, sin da bambini, abbiamo cercato e donato questo sguardo che ama incondizionatamente. A questo punto del mio percorso mi sono chiesto diverse volte: "Nel mezzo del cammin di nostra vita" quando e quanto ho saputo "fissare" nel profondo i miei studenti? A volte, perché non è semplice, perché non tutti sono pronti a lasciarsi accogliere dal nostro sguardo, perché non sempre la vita ti mette nelle condizioni di essere aperto al mistero di un adolescente in ricerca. 

Ogni anno ho incontrato oltre 400 adolesc[i]enti e non è un errore grammaticale, ma un gioco di parole che vuole esprimere un concetto: gli adolesc[i]enti sono in costante ricerca di risposte a domande non risolte sulla propria vita, sul mondo, su tutto. Bisognosi di comporre quel pezzo di puzzle che dice la verità su loro stessi. Il pezzo più difficile da incastrare quando si è estremamente fragili e in divenire. Nel pieno di quell'età in cui trovare il pezzo mancante e metterlo al posto giusto è difficile, ma non impossibile se qualche adulto si ricorda di essere segno e strumento di una bellezza tutta da modellare, ispirare.

L'arte di essere insegnanti vuol dire anche questo: essere specchio che riflette la luce di un'anima bellissima e immortale, quella di ogni studente e studentessa. É anche per questo che mi piace insegnare religione. Se avessi scelto di insegnare altro, italiano, ad esempio, avrei avuto più tempo da dedicare ad una singola classe, ma non avrei mai conosciuto tutti quei ragazzi che ho avuto la fortuna di incontrare sulla mia strada. La sento scorrere nelle vene la passione per l'educazione, è un sogno. Per dirla come D'Avenia: "Solo quando l'uomo ha fede in ciò che è al di sopra della sua portata - questo è un sogno - l'umanità fa quei passi in avanti che l'aiutano a credere in se stessa."

Somnio ergo sum (sogno dunque sono), per me non è solo una bella frase ispirata ad un celebre filosofo, ma una convinzione che ho coltivato negli anni in cui erano in pochi a credere sarei riuscito a realizzarli quasi tutti (quasi perché ne ho ancora tanti da realizzare). Perciò colorate il mondo con i vostri sogni.



Cercare l'infinito...

Sin da subito ho cercato di conoscervi uno ad uno senza mai considerarvi un numero, viste le mie tante classi, ma mi sono impegnato a comprendervi senza riserve.

Ho provato a farvi capire che tutto questo c'entra con la vita di tutti i giorni, che vi aiuterà a capire meglio il mondo e voi stessi, che insomma ne vale la pena stare ad ascoltare questo professore giovane e sognatore. Ho cercato di dimostrarvi giorno dopo giorno che è tutto vero, che sono stato e sarò per voi il mediatore di qualcosa di desiderabile e indispensabile, che io possiedo e voglio regalarvi. Ho cercato in tutti i modi di aiutarvi a scovare i vostri talenti, le vostre passioni, i vostri sogni. Mi sono impegnato a non nascondervi le battaglie e ho speso tutto me stesso per rendervi forti per poterle affrontare ricordandovi, molto spesso, che dopo una salita c'è sempre una discesa e che nella vita la differenza sostanziale tra la scelta semplice di esistere stando fermi e quella complicata di vivere mettendosi in cammino verso nuovi orizzonti è sempre nelle scelte che facciamo. Nella nostra capacità di vedere nelle ferite un segno di intimità con il divino. Imparando a guardare alla ferita che possiamo subire durante la strada come ad una feritoia, un'apertura tra il finito e l'infinito.



Prof. RH Plus 

Inizialmente, qualcuno non mi ha capito, altri hanno pensato che fossi pazzo, altri ancora non capivano perché fare religione era diventato così diverso; c'era poi chi non faceva religione, scappava al mio arrivo e alla fine ha fatto di tutto per restare in classe. 

Ho cercato di farvi amare la mia materia e di non renderla solo un'ora di svago e perdita di tempo, fuori e dentro l'aula. Usando anche quei piccoli ritagli di tempo libero per aggiornarmi, studiare, sperimentare e portare in classe attività sempre nuove, attraenti, utili affinché questa diventasse per voi una materia “di-versa” che dall'aula scolastica si proiettasse all'esterno. Alla vita "polverosa" e bellissima insieme dove può capitare, citando Dante, di ritrovarsi  «per una selva oscura, ché la diritta via era smarrita» e dove cercare e trovare il proprio Virgilio: «colui da cu' io tolsi lo bello stilo che m'ha fatto onore.» Colui che avrebbe potuto aiutarvi a scoprire "Ciò che inferno non é".

Sicuramente avrei potuto fare di meglio, ma vi assicuro che ogni mio gesto, proposta, arrabbiatura, errore sono stati fatti mettendo sempre voi al primo posto. Detto ciò farò tesoro dei miei errori per cercare di migliorare come insegnante e come uomo.



L'infinito oltre la siepe...

Dal prossimo anno, come scrive Dante, "Incipit vita nova". Inizia una nuova vita e spero che questo nuovo inizio sarà come un mosaico colorato, bellissimo, in continua evoluzione.

Ho solo alcuni piccoli consigli per voi, gli ultimi.

Amate, amatevi. Amate voi stessi e tutto ciò che fate e farete nella vostra vita. Amate, perché solo l'amore può salvarci. Amate nonostante la complessità di un mondo che corre veloce senza sosta, senza meta e che impone ritmi infernali. Amate anche quando intorno a voi troverete persone che badano più alla forma che alla sostanza, siate autentici. Amate, davvero, nonostante i rapporti "liquidi" di questo scorcio di secolo fatto più di connessioni virtuali che di relazioni reali, spontanee, vere. Amate i vostri sogni nonostante il futuro incerto, amateli anche quando la vita vi sbatterà la sua porta in faccia e non temete, perché ad ogni porta sbarrata si schiuderà di fronte a voi quella bellezza che vi farà dire che ne è valsa la pena. Picciutteddi miei, ricordatelo sempre: solo l'amore muove il sole e le altre stelle.

Abbiate fiducia in voi stessi e non abbiate paura. Certo è normale avere "paura della paura" a 13 anni. Paura per il vortice di emozioni che si vivono a quell'età bellissima e contraddittoria insieme. La paura per gli spasmi di un'anima che urla il bisogno di risposte alle domande. In continua tensione tra un oggi e un non ancora. Un'anima in disordine come la camera che senza quel calzino che non salta fuori non sarebbe la stessa. Come le domande a cui noi adulti, a volte, stentiamo o non vogliamo dare risposte.

Ragazzi miei, la paura è quello stato che ci permette di vederci estremamente fragili, indifesi. Allo stesso tempo, però, porta con sé la consapevolezza di essere in cammino verso qualcosa di straordinario. È per questo che dovete guardarla in faccia la paura. Bisogna impedire che vi calpesti, vi attraversi. Mettersi di traverso e non lasciarla passare. Scoprirete qualcosa di meraviglioso. La capacità di raggiungere ciò che avevate paura di fare, perché se un sogno è il vostro trasformerete in realtà ciò che vi impediva di uscire fuori a guardare le stelle.



Ricordatevi ogni giorno che siete infinito e che la vostra anima é sacra. Che nessuno ha il diritto di privarvi di ciò a cui ogni uomo aspira nel corso della propria vita: ricercare la felicità.

A voi, adolescenti, con il futuro tutto da inventare dico: farete cose grandi.

Siete unici ed irripetibili. Pensateci, credeteci. Siate rivoluzionari, abbiate il coraggio di osare. Siate folli. Scegliete di vivere ogni giorno quel fresco profumo di libertà che porta alla felicità.

Buona vita miei Sognatori!

Paci, amuri e biddizzi!

Prof.RH Plus

Maggio 2017

domenica 7 maggio 2017

Cercare (e trovare) una Guida Autentica per imparare a sognare

Alcune persone hanno bisogno di una guida, qualcuno che attraverso la propria storia li motivi nella vita e li spinga a realizzare il loro sogno. Questa persona è spesso, se non sempre, qualcuno che non si conosce: un cantante, un calciatore, uno scrittore o qualsiasi persona sconosciuta, ma che ha realizzato il suo sogno. Questa persona è il mito per ognuno  e, per alcuni diventa quasi indispensabile saper sempre più cose sul proprio mito. 

Anche io non ero da meno; se mi avessero assegnato di fare un testo su quest’argomento, circa un anno fa, probabilmente avrei scritto pagine su pagine. Ora invece non ho bisogno di credere di potercela fare seguendo l’esempio di un altro che ce l’ha fatta: adesso credo in me stessa. Penso che quando si è arrivati ad un punto in cui la propria autostima è tale che, si è convinti, di potercela fare con le proprie forze, non serve essere motivati, né seguire la strada di qualcuno che ha realizzato il proprio sogno. Quando si è arrivati ad avere abbastanza autostima si vuole costruire il proprio percorso senza tener conto di quello che ha fatto un altro: certo lui è riuscito nello scopo, ma anche io posso farcela con le mie forze, senza fare niente di quello che ha fatto lui.

In fondo penso che un mito sia qualcuno che ti spartisce lezioni importanti sulla vita, a cui poi dovrai tener conto nelle scelte quotidiane come ha fatto lui.



Ma non siamo forse tutti insegnanti del nostro prossimo e studenti allo stesso tempo?

Non abbiamo tutti da imparare e da insegnare attraverso la storia del prossimo e la nostra? Non siamo forse tutti sognatori che attraverso i propri sogni e quelli degli altri imparano a vivere? Personalmente penso che anche il più umile degli uomini ha almeno una lezione importante da impartire agli altri; per questo non bisogna mai sottovalutare le capacità del prossimo, perché in quanto essere umano, è sempre capace di sorprenderci e di insegnarci a vivere la vita al meglio: seguendo i profondi desideri del nostro cuore e gli importanti insegnamenti appresi attraverso il racconto del cammino di un altro.



Spesso si ha anche la fortuna di conoscere personalmente qualcuno che attraverso la sua storia e la sua esperienza sappia insegnare molto al prossimo, queste persone sono speciali e capita di incontrarle durante il proprio cammino. Rimaniamo anche molto affezionati a questi maestri; capita che nonostante gli anni siano passati, ripensandoci ci viene in mente quante cose abbiamo imparato e quanto, per questo, dopotutto, queste persone occupino un posto dentro il nostro cuore. Penso che non ci sia un maestro che può insegnarci meglio di un altro: siamo tutti uguali e allo stesso tempo così diversi sotto questo aspetto. Abbiamo tutti così tanto  da insegnare e, il maestro giusto, infatti, non è chi sa più cose, ma chi conosce quello che nella nostra vita potrebbe colpirci maggiormente e insegnarci la lezione che in quel momento ci appare come la più importante.



Personalmente sono rimasta colpita da due persone che ho conosciuto in particolar modo: il mio professore di religione dei tre anni scorsi e il mio maestro di danza. Loro sanno davvero farti ragionare su quali sono i veri valori della vita e su cosa loro hanno imparato, sanno spartirti le lezioni che in quel momento ti sono più d’aiuto. Il mio vecchio professore di religione è un uomo giovane che, nonostante sia ancora un ragazzo, conosce così tanto e ha fatto della sua vita ciò che voleva. Ha reso la sua vita bella, ma bella davvero: lui ha trovato la sua strada e ogni scelta la prende in base al suo desiderio, qualsiasi decisione è presa in base a ciò che desidera fare nella vita e, non c’è niente di più difficile da compiere se non questo; la sfida sta nel scoprire il vero desiderio che si cela nel proprio cuore. Lui ci parlava di cose vere, concrete; era realista e allo stesso tempo parlava del mondo in modo non reale. Potrebbe sembrare complicato, ma è un concetto, oltremodo, abbastanza semplice: ti parlava del mondo come se non ci fosse niente da nascondere, neanche ciò che è brutto; però pur parlandoti di cose brutte ti trasmetteva la speranza che poteva esistere un mondo migliore. Ho sempre provato una grande ammirazione per tutto ciò che diceva, per il modo che aveva di esprimersi, con questa speranza nel futuro. La più grande cosa che ho imparato da lui è che il sogno vero esiste e bisogna trovarlo perché solo agendo in base a quello si potrà raggiungere la felicità che è il sogno di ogni uomo.


M. Studentessa con tanti sogni nel cassetto

mercoledì 26 aprile 2017

La Cruz de Hierro

La Cruz de Hierro si trova nei Montes de Leon, a pochi chilometri da Foncebadón e a quasi 250 km da Santiago de Compostela. È uno dei punti più significativi del Camino per la sua importanza simbolica. Un semplice lungo palo di legno alla cui sommità è posta una piccola croce di ferro. Anticamente al posto della Cruz sorgeva un tempio pagano dedicato a Mercurio che era anche il protettore dei cammini.


Ai piedi della croce vi è un cumulo di pietre lasciato dai pellegrini che negli anni è diventato una piccola collina. Sono le pietre portate dai pellegrini, chi dal proprio paese, chi raccogliendole lungo il cammino, che lasciate ai piedi della Croce rappresentano per ognuno un significato diverso. Io lascerò questa.


Prof. RH Plus 
#caminodesantiago2017