martedì 28 marzo 2017

Osservo, decido, insegno. Genesi di un intervento educativo


L’osservazione é il punto di partenza di ogni intervento educativo. Osservare é diverso dal semplice guardare. Ad esempio, si può  guardare una situazione senza coglierne il senso più profondo, ma solo la parte più superficiale. Quando invece si osserva un fatto o una cosa predisponiamo tutta la nostra persona all'attenzione verso i particolari, andiamo in profondità. Essa, quindi, rappresenta il modo con cui ci rapportiamo al mondo e al prossimo. Ed è imparando a regolare la vita di ogni giorno che impariamo a vivere.

«Osservare non è un'azione ma un processo in cui tutti i poli risultano reciprocamente influenzati. (…) Ogni volta che osservo sono osservato, ogni volta che imparo qualcosa di imprevisto nell'altro, scopro un pezzetto anche di me, forse nascosto o solo impolverato».

L’osservazione, dunque, consente di avere un quadro preciso e dettagliato del comportamento sul quale si intende intervenire. Ed è per tali ragioni che nell’educatore non deve mai venir meno la precisa intenzionalità educativa a cui è finalizzata l'osservazione.

Un atteggiamento, questo, che presuppone una attenzione mirata e collegata alla necessità di comprendere prima di intervenire.



Una mia esperienza passata può chiarire meglio quanto scritto.

Anni fa, in una delle mie tante classi, un ragazzo manifestava episodi ricorrenti di aggressività nei confronti di alcuni compagni e degli insegnanti. In quel caso il consiglio di classe decise, prima di intervenire con un provvedimento disciplinare, di "osservare" quali fossero i motivi di quella dinamica relazionale.  L’osservazione di ogni singolo docente, non si focalizzò solo sul "problema", ma anche su altri diversi fattori quali la frequenza dei comportamenti aggressivi, i contesti in cui le azioni aggressive venivano messe in atto, le caratteristiche dei compagni che le subivano, gli eventi che le precedevano o le seguivano. Si comprese che, nel 90% dei casi, gli scatti di ira precedevano quasi sempre le verifiche di quelle discipline in cui il ragazzo pensava di fallire e nei confronti di quei compagni di classe con un andamento alto e costante nel tempo. Col tempo si scoprì che tanta aggressività era data dalle eccessive attese dei genitori e dalla sua paura di deluderli. Quindi si ritenne necessario un intervento educativo mirato in classe e si cercò una alleanza educativa con la famiglia. Un processo lungo che alla fine ha portato i suoi frutti. Nel tempo quel ragazzo ha superato tutti gli anni scolastici senza problemi (relazionali e didattici) e quest'anno affronterà l'esame di maturità, con successo aggiungo.



É a partire da questa esperienza, stancante ed edificante allo stesso tempo, che dedico parte del mio tempo a disposizione (pochissimo, ma cerco di farmelo bastare) all'osservazione dei miei studenti. Solo in questo modo potrò conoscerli nel profondo e comprendere i loro bisogni educativi.

Così nascono le mie lezioni.

Prof. RH Plus

lunedì 27 marzo 2017

UNA STORIA DAL FINALE TUTTO DA SCRIVERE


Mentre Gesù si trovava nella città di Gerico, come suo solito raccontò una parabola. Visto che molti dei suoi discepoli erano dovuti restare nei loro paesini, chiamò Pietro e gli disse:<<Per favore, prendi l’I-Pad cerca una rete wireless disponibile e collegati.
Avvia Skype così che anche gli altri che non sono presenti possano sentire questa parabola>>.
Dopo aver preparato tutto, Pietro disse a Gesù:<< Rabbì, siamo in rete!>>.


Un ricco uomo d’affari aveva due figli. Il più grande si chiamava Stefano e lavorava assiduamente nella fabbrica di famiglia che il nonno, con duri sacrifici, aveva fondato anni prima e passato ai suoi eredi. Il più giovane, Riccardo, era un fannullone non studiava ed era stato bocciato diverse volte persino alla scuola elementare. Passava le sue giornate davanti al computer e un giorno scoprì un nuovo passatempo: il poker online. In poche settimane aveva perso una fortuna tanto da far perdere la pazienza al povero padre. Abbagliato dai vizi disse al padre:<< Papà, sono stanco di sottostare al tuo controllo! Voglio vivere la mia vita e non ho più bisogno di te, dammi la parte del patrimonio che mi spetta e me ne andrò via per sempre>>.
Dopo pochi giorni preparò un trolley con tutte le sue cose, prenotò un biglietto aereo e partì per l’America.


Non appena atterrò si mise in contatto con un suo amico, conosciuto anni prima ad una festa a Milano. Questi era un poco di buono, sempre a corto di soldi per via dei suoi numerosi e costosi vizi. Riccardo, abbagliato da questo mondo che l’amico gli aveva mostrato seguì il suo esempio. In poco tempo sperperò tutto il denaro in alcol, droga e prostitute. Rimasto senza nemmeno un dollaro, questo suo amico lo mollò in mezzo ai debiti e con gli strozzini alle calcagna. Era talmente disperato che cominciò a cercare un lavoro per vivere ma soprattutto per pagare gli strozzini. Trovò un lavoro presso una pompa di benzina e i soldi gli bastavano a stento per pagare quei farabutti. Vennero anche i giorni della fame. Un sera, mentre camminava per Road Street, la fame lo condusse a fare ciò che non avrebbe mai fatto prima: vide una ciotola con del cibo per cani alla soglia di una porta. Si avvicinò quatto quatto e cominciò a cibarsene ma, mentre disgustato mangiava, un cane sbucò dalla sua cuccia e gli saltò addosso mordendolo ad una gamba.


Mentre si dirigeva verso il suo minuscolo monolocale, triste e affranto, si ricordò di tutto l’affetto e di quanto aveva perso lasciando la casa di suo padre. Allora riflettendo tra se disse:<< Anche i camerieri a casa di mio padre hanno da mangiare. Ho deciso tornerò da mio padre gli chiederò perdono dicendo: sono stato un figlio ingrato e non merito di essere tuo figlio, persino Dio si vergognerebbe di me, ho sbagliato contro il cielo e contro di te. Trattami come uno dei tuoi maggiordomi>>. Chiamò uno dei pochi amici ancora rimastigli e facendosi prestare del denaro salì su un volo per l’Italia.


Atterrato a Linate non aveva nemmeno i soldi per l’autobus, così tornò a casa a piedi.
Affranto per il gesto del figlio il padre se ne stava sconsolato sul terrazzo guardando il sole calare quando ad un tratto scorse da lontano la sagoma del figlio. Non ci pensò due volte corse per le scale, andò in strada e correndo incontro al figlio, lo abbracciò e lo baciò. Il figlio allora piangendo gli disse: <<sono stato un figlio ingrato e non merito di essere tuo figlio, persino Dio si vergognerebbe di me, ho sbagliato contro il cielo e contro di te. Trattami come uno dei tuoi maggiordomi!>>.


Il padre, invece, chiamando il maggiordomo gli disse:<< prepara un bagno caldo e dei vestiti belli e puliti, valli a comprare se è necessario! Poi fa preparare dalla cuoca una cena con i fiocchi, chiama tutti i miei e suoi amici per invitarli alla festa che si terrà questa sera, perché questo mio figlio, come dice la parabola del figlio prodigo, “era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”>>. Arrivati tutti gli invitati cominciarono a far festa.


Il figlio maggiore stanco da una giornata in ufficio, vide dalla sua macchina scene di festa e gente che ballava; chiamò al citofono il maggiordomo e chiese come mai suo padre, che in tutti quei giorni era taciturno e non usciva di casa, avesse deciso di organizzare una festa.
Quello gli rispose:<< E’ tornato tuo fratello e tuo padre ha organizzato tutto ciò perché lo ha avuto sano e salvo>>. Carico di odio e rancore, indignato non volle nemmeno entrare. Suo padre usci a supplicarlo.


Egli, però, si scagliò contro suo padre dicendogli :<< Mi sono sempre impegnato per non deluderti mai. Ho studiato e mi sono laureato in tempi da record, sono subito andato a lavorare in fabbrica e tu non hai mai saputo darmi un centesimo in più per fare festa con i miei amici. Ma ora che è tornato il tuo figlioletto, che ha sperperato una fortuna per soddisfare i suoi vizi, per lui hai organizzato questa grande festa. Proprio non ti capisco!>>. Gli rispose il padre:<<Figlio mio, tu sei sempre stato e sarai per sempre il mio orgoglio più grande, tutto quello che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché, come dice la parabola del figlio prodigo, questo tuo fratello “era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”!>>.

Racconto liberamente ispirato alla Parabola del Figliol Prodigo presente nel Vangelo di Luca. Come in quella originale, presente in Lc 15,11 - 32, non ha un finale. Inventatelo voi: lasciate spazio alla vostra fantasia, solo così la storia sarà completa!

Ogni riferimento a luoghi, fatti e persone è da considerarsi del tutto casuale.
Se qualcuno dovesse riconoscersi in qualche situazione o personaggio vuol dire che possiede più fantasia di me.


La riproduzione è disponibile solo per uso didattico. Ogni altro utilizzo è severamente vietato se non per esplicita richiesta fatta all'autore. Per maggiori info, potete scrivermi una mail all'indirizzo religionhour@gmail.com 

lunedì 6 marzo 2017

Laudato sii: immortalare la bellezza

"La Bellezza è una forma del Genio, anzi, è più alta del Genio perché non necessita di spiegazioni. Essa è uno dei grandi fatti del mondo, come la luce solare, la primavera, il riflesso nell’acqua scura di quella conchiglia d’argento che chiamiamo luna."

(Oscar Wilde)


Lo scorso anno, sull'onda dello studio del Cantico delle Creature di San Francesco d'Assisi, avevo lanciato una sfida ai miei ragazzi. Per il lancio dell'attività creai un hashtag: #immortalarelabellezza

La consegna era libera. Paesaggi o volti poco importava. L'importante era immortale la bellezza nell'istante in cui si era manifestata. Nel preciso momento in cui i loro occhi l'avevano colta. Il momento in cui il cuore cominciava a battere forte. L'emozione di un momento fermato per sempre.

Tutti hanno portato foto e video straordinari. Mi hanno ispirato ed emozionato.



Da quelle lezioni nacque la mia passione per la fotografia. Quella passione che ti fa ricercare la bellezza in ogni attimo, in ogni luogo, in ogni volto.

Anche i grandi possono imparare dai più piccoli, l'importante è volerlo fare. Volersi mettere in gioco!

Prof. RH Plus

giovedì 23 febbraio 2017

Sviluppare la creatività

"La creatività è più importante della conoscenza. La conoscenza è limitata, mentre la creatività abbraccia il mondo stimolando il progresso e dando impulso al futuro." (Albert Einstein)


Essere aperti alle TIC non vuol dire abbandonare tutto quello che non ha a che fare con esse. Avere in classe dei nativi digitali, non vuol dire che il centro di tutto debba necessariamente essere il digitale. Anzi, non sempre questi strumenti possono soddisfare i bisogni dei nostri studenti, perché non tutti sono inclini al loro utilizzo. Durante la mia esperienza di insegnante ho incontrato molti alunni e se per alcuni usare software e app (Prezi, Minecraft, Power Point, iMovie, ecc...) é un momento di espressione delle loro passioni; per altri lo é la possibilità di costruire, ritagliare, incollare e colorare. Non a caso siamo esseri unici ed irripetibili e proprio per questo avere padronanza di entrambe le sfere (ambito tecnologico e tradizionale) potrà aiutare i nostri studenti a crescere, imparare, migliorare. 


In un anno scolastico le ore di lezione frontale destinate all'IRC sono poche se si considera il lavoro che si potrebbe fare con e per gli studenti. Questo impone ai docenti di ripensare il tempo in classe per cercare di ottimizzarlo. Per questo motivo, ad esempio, una parte della UDA legate allo studio della religione ebraica é stata svolta attraverso integrando al lavoro in classe quello a casa. Cerco di fare un riassunto sull'attività proposta, o almeno ci provo.


Fase 1. Introduzione all'ebraismo e alla cultura ebraica (in classe).
Fase 2. Ricercare su uno degli episodi dei Simpson dedicati (es. oggi sono un clown) termini, luoghi di culto e festività legate all'ebraismo (in classe).


Fase 3. In classe gli studenti, divisi in gruppi da 2/3 persone, ricevono lo schema della struttura di culto da approfondire (sinagoga o tempio di Gerusalemme a loro discrezione) e vengono stabilite le tempistiche di consegna.


Durante il lavoro a casa gli alunni dovranno:
A. Ricercare informazioni storiche, religiose e tecniche sui luoghi di culto.
B. Ricostruire la struttura secondo le proprie attitudini (lego, materiali da riciclo, minecraft, ecc...) e rispettando le regole proprie della Religione (ebraica in questo caso) circa strutture, suppellettili, ecc...
C. Preparare l'esposizione orale e saper rispondere ad eventuali domande del docente e dei compagni.
Fase 4. Presentazione del lavoro (modellino reale o digitale. Esposizione in classe.
Spero di essere stato esaustivo!
Prof. RH Plus

lunedì 23 gennaio 2017

IL COLORE DEL GRANO

Ci sono sette miliardi di persone al mondo, ma solo alcune sono quelle per le quali vale la pena soffermarsi: chinarsi sulla loro vita.
Nel capitolo XXI de' "Il Piccolo Principe" la volpe chiede al nostro piccolo protagonista di essere "addomesticata" e gli spiega che con questo termine si intende la creazione di legami.
Creare legami con qualcuno, infatti, vuol dire comprendere che la nostra diversità può essere superata solo entrando in contatto, stabilendo dei riti, prendendosi cura, giorno dopo giorno, di chi si ha a cuore. Solo in questo modo una persona potrà diventare speciale per l'altra. 
Ecco allora che anche le sfumature più sottili, più insignificanti giorno dopo giorno possono diventare ricche di rimandi, di sensazioni, così come il colore del grano dapprima insignificante per la volpe, giorno dopo giorno diventa il dolce ricordo del colore dei capelli del suo Piccolo Principe.
Allo stesso modo, ad esempio, di una canzone che fino a ieri ascoltavo senza che mi lasciasse nulla e che improvvisamente diventa emozionante, quasi viva. Un tutt’uno con il ricordo a cui la legavo...


E se poi quel ricordo diventa un macigno, un turbamento, qualcosa di cui vi chiedete se non era meglio farne a meno poco importa. Se un giorno di fronte alla sofferenza della fine di un amore o di un'amicizia vi chiederete "cosa ho guadagnato?" la volpe vi darà la giusta risposta: “il colore del grano”. Gli attimi di felicità in cui lo sguardo di quella persona vi ha fatto sentire meno soli al mondo. Alcuni la chiamano felicità, ma voi datele il nome che volete. L'emozione che avete provato e i ricordi che vi legano al passato saranno sempre vostri e li porterete sempre nei vostri cuori.


Questo argomento ci ha portato a riflettere. Dall'aula al web vogliamo condividere alcune domande che ci siamo posti. Eccole:
1. Quando ho addomesticato qualcuno e mi sono lasciato/a addomesticare?
2. Quando e quanto l'amicizia o l'amore hanno portato sofferenza nella mia vita?
3. Nonostante la fine di una relazione di amicizia o d'amore ho guadagnato "il colore del grano"?
4. Cosa vuol dire per me la frase: "l'essenziale é invisibile agli occhi"? Perché non si vede bene se non con il cuore?
Riflettete nel silenzio dei vostri cuori, lì dove nascono i sogni.
Buona giornata!
Prof. RH Plus
#lepetitprince