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Diario dal Cammino (giorno 5): Storia semplice di un libro speciale

Ogni libro ha una sua storia. Ogni storia il suo libro. Questa ha inizio l'11 luglio 2017. Dopo otto ore di cammino (in salita fino a 902 m.) arriviamo in un paesino immerso nel verde. La Faba, il suo nome, dista più o meno a 250 km da Santiago de Compostela. Poche case, campi coltivati a fianco, una fattoria e una tienda. Nient'altro, se non l'essenziale. Un passaggio in linea con il numero di abitanti, 20. Possibilità di alloggio pochissime. Solo due albergue. Scegliamo l'unico ancora libero. Altri ragazzi arrivati dopo di noi (nel tardo pomeriggio) dormono a terra nella chiesetta vicina, giusto per avere un tetto sopra la testa. Dormire sotto le stelle, infatti, può essere romantico, a tratti avventuroso, ma se il giorno dopo devi affrontare molti chilometri (in media 30 km al giorno) non è consigliabile. Sistemati gli zaini di fianco al letto (segno che anche oggi ce l'abbiamo fatta a trovare un posto dove dormire) ci dirigiamo tutt...

Incontrare la diversità

“Il secolo appena iniziato sarà il secolo dello straniero. Popoli e civiltà da sempre hanno avuto esperienza dello straniero: di chi per nascita, lingua, cultura, colore della pelle, religione o altro, restava estraneo, cioè  extra , fuori e al di là degli usi e costumi del gruppo di appartenenza. Ma se nelle culture del passato lo straniero aveva il tratto dell’evento eccezionale (giramondi, mercanti e avventurieri) e soprattutto traumatico (tribù o gruppi i cui spostamenti erano motivati dalla fame o dalla violenza), nel villaggio globale che la  tekne  e l’informatica vanno strutturando esso diviene figura sempre più familiare”. I processi migratori in atto sono quindi uno, forse il più rilevante, tra gli elementi che pongono oggi in modo nuovo la questione dell’incontro con lo straniero. Infatti, il fenomeno migratorio a cui si assiste nel contesto odierno e che è possibile toccare con mano nelle nostre città, nelle scuole, sui  social network  impone una se...

Insegnare religione in un mondo che cambia

Anni fa in occasione della mia Laurea Magistrale dovendo elaborare un  progetto di tesi  attuale pensai che avrei dovuto analizzare ciò che mi circondava ogni giorno. Una riflessione  frutto della mia esperienza di insegnante di Religione nella scuola pubblica italiana che presenta un contesto sociale ampio e diversificato. Tra i molti fattori che determinano questa realtà disomogenea, vi è quello dei cosiddetti  fenomeni migratori , che da decenni ormai si sono posti alla ribalta della scena pubblica italiana e della scuola  in   primis.  Gli immigrati da qualche anno si fermano in Italia, «mettono radici», vivono e crescono accanto a noi. Da progetto e viaggio di singoli, l’immigrazione diventa spesso familiare, coinvolge soggetti diversi, pone all’interno e all’esterno del nucleo nuovi bisogni e necessità.  L’istituzione scolastica italiana viene oggi messa alla prova perché, di fronte alle molteplici culture che la popolano, deve essere in gra...

Caro maturando ti scrivo...

Caro maturando, Anche quest'anno ti scrivo così ti distraggo un po' dal vortice di emozioni che stai vivendo. Questa sarà per te la notte delle notti. Anzi, la "notte" per eccellenza. Quella che tutti più o meno abbiamo vissuto. In questo momento starai rimettendo insieme idee, appunti, libri. Immagino la tua scrivania e ripenso alla mia piena di fogli e con il computerperennemente connesso ai siti che promettono anticipazioni sempre disattese, più o meno. Il tuo zaino munito di penne, matite e dizionario domani sarà pesante come un macigno qualunque cosa tu metta al suo interno, quindi sii essenziale. Porta te stesso e basta. Altro non ti servirà. Te lo assicuro. Quando le porte si apriranno e sarai seduto su quel banco sarete solo tu, la penna, il foglio, il dizionario, le tracce da scegliere e basta. Il tempo dello studio è terminato, adesso è giunto il momento di dimostrare chi sei. Lascia perdere i siti e il "toto tema". Non serve. Ascolta un po' ...

Ritornare a vincere, insieme

Cari Sognatori, Dopo una settimana intensa abbiamo concluso gli scrutini e oggi il mio pensiero va soprattutto a coloro che non ce l'hanno fatta a superare l'anno. Sappiate che non siamo felici di non avervi ammessi. Ci siamo interrogati su di voi e abbiamo dovuto scegliere. La vita però é così: bisogna impegnarsi per raggiungere i propri obiettivi. Immagino che alla vostra età questo possa sembrare come un portone sbattuto in faccia abbastanza forte e in malo modo. Non è così. Voglio che sappiate che non vi abbiamo respinto, ma al contrario vi abbiamo tenuti ancora di più con noi perché vogliamo il vostro bene.  Sono consapevole che per voi questa sembrerà una tragedia, posso immaginarlo. La vostra tristezza è la mia. La vostra sconfitta è la mia. La nostra, in quanto educatori. Abbiamo perso insieme e insieme dobbiamo ricominciare a vincere. Insieme! Nel mezzo del cammin di vostra vita nessuno vi regalerà niente, ve lo assicuro. Nessuno. Questa esperienza vi servirà per rende...

Storia di due sorrisi e di una foto

Il 27 marzo del 1992 Paolo Borsellino e Giovanni Falcone si danno appuntamento al palazzo Trinacria di Palermo, nel rione storico della Kalsa. L’occasione è la presentazione della candidatura alla Camera dei deputati del collega Giuseppe Ayala. La città è in fermento, il 5 e 6 aprile si terranno le elezioni politiche dell’era Mani Pulite. I due magistrati sono l’uno accanto all’altro. Si dicono qualcosa, parlano a bassa voce. Poi uno dei due fa una battuta. E il sorriso compare sui loro volti.  Dall’altra parte del tavolo c’è un giovane fotoreporter del  Giornale di Sicilia , Tony Gentile, che preme il pulsante della sua macchina fotografica proprio in quel preciso momento. Il giorno successivo la fotografia non viene pubblicata. «Magari la usiamo un altro giorno», gli dicono. Ma dopo le stragi di Capaci e via d’Amelio, quell’immagine diventa il simbolo della rinascita di una terra che reagisce contro la logica mafiosa. «Quello scatto purtroppo ha acquisito il significato...

Egapesen auton. Lettera aperta ai miei Sognatori

Cari picciutteddi, è arrivato il momento di salutarci, ma non è un addio, solo un arrivederci. Tutto inizia e finisce, ciclicamente. È la vita. Il nostro rapporto, però, sopravviverà al suono dell'ultima campana. Io sarò per sempre il vostro professore e voi i miei "picciotti". Queste parole le ho volute mettere per iscritto affinché possiate rileggerle quando e se vi ricorderete di me. Verba volant, scripta manent! Somnio ergo sum Sono diventato insegnante perché ho lungamente inseguito il mio "sogno" e sono passati tanti anni dalla mia prima volta in una classe e i miei primi "Sognatori" sono tutti maggiorenni. Sulla mia strada ho incontrato molti sguardi e a tal proposito mi viene in mente l'incontro tra Gesù e il giovane ricco. La frase greca egàpesen auton utilizzata nel Vangelo di Matteo lascia intendere più di un semplice “fissare”. Gesù, infatti, non guarda con superficialità il ragazzo, ma nella parte più profonda della sua anima. Oc...