La prima volta che sentii pronunciare la parola "Route" risale a 15 anni fa. Avevo appena finito gli anni del reparto e cominciavo il mio percorso in Branca R/S. Il mio noviziato si chiamava "Stella polare". La stella che, lungo la storia, ha guidato gli uomini verso orizzonti sempre nuovi, oltre i propri limiti. E la mia stella polare, allora come adesso, é sempre stato lo scoutismo con e senza fazzolettone, perché "semel scout, semper scout" ossia scout "tutta la vita", se Dio vuole.
La parola Route significa essenzialmente strada. Spiegarne però il significato intrinseco è molto difficile perché, infatti, non basta una mera spiegazione teorica. Sarebbe riduttivo perché le parole non bastano. Per comprendere bene cosa voglia dire bisogna vivere sulla propria pelle le emozioni, la bellezza, la fatica, la meraviglia che durante una Route si può vivere.
Io proverò a spiegarvi tutto questo "frullato" molto concentrato di emozioni raccontandovi la mia prima Route (da capo) vissuta in questi giorni di vacanza.
Dividerò in sezioni il mio racconto per essere più chiaro. Ogni sezione un'emozione (forse più di una), o almeno ci proverò...
Preparare la Route
Non si può partire senza aver preparato nei dettagli i sentieri da percorrere, le mete giornaliere, i posti in cui passare la notte. Cartina alla mano si cerca di intuire i possibili percorsi da seguire durante la Route e le alternative (piano B) nel caso fossero necessarie variazioni per eventi non calcolabili durante la progettazione. Nulla va lasciato al caso, nulla va dato per scontato, nulla va ignorato.
Tutto questo con un lavoro di équipe svolto insieme agli altri capi, i consigli di chi ha più esperienza e di chi quelle strade le ha già battute, affinché ogni tassello del puzzle sia al suo posto.
Preparare lo zaino e partire verso una bella avventura
Ci sono emozioni che non si possono descrivere. Preparare un zaino (solo con l'essenziale) e il momento della partenza per una ruote sono solo alcune.
Negli anni sono molto migliorato nella scelta dell'essenziale da mettere nello zaino. La prima volta, di solito, non si scorda mai ed io la mia prima non la scordo, perché il mio zaino era così pesante che uno dei miei capi mi disse: “Si fa meno fatica e si impiega lo stesso tempo a fare due volte lo stesso percorso con 20 kg che a farlo una sola volta con 40 kg sulle spalle.” Stava citando Baden Powell, padre dello scoutismo mondiale. Il mio capo citando ancora B. P. continuò: "Una volta tornati dal campo, togli le cose dallo zaino e fanne tre mucchi: quello delle cose usate tutti i giorni, quello con la roba usata qualche volta e quello con le cose mai utilizzate. Elimina gli ultimi due mucchi e la prossima volta metti nello zaino solo le cose utilizzate tutti i giorni." Aveva ragione.

Il momento della partenza é uno dei più emozionanti, perché è proprio in quegli attimi che si avverte il distacco dalle cose di tutti i giorni per entrare in una magnifica avventura che, nonostante le pianificazioni del caso, é sempre avvolta nel mistero. La strada, infatti, nasconde delle incognite che non è facile prevedere, così come la possibilità che il treno possa essere cancellato e si debba correre alla stazione successiva. Cosa che puntualmente accade.
Alla stazione di Milano Rogoredo, la sera del 27 dicembre, è successo. Il treno che avrebbe dovuto portarci a Lierna non sarebbe più partito da lì, ma dalla stazione Centrale di Milano.
Tu chiamali se vuoi imprevisti che, sul momento gettano nel panico, ma una volta superati sono belli da ricordare. Assumono quel gusto sempre buono di imprevedibilità che solo la Vita, quando vissuta pienamente, sa dare. Quindi tu chiamale se vuoi, emozioni.
La Strada
Sono stati tre giorni di cammino molto intensi lungo il sentiero del Viandante. Zaino in spalla lungo la sponda orientale del Lago di Como siamo andati alla scoperta della celebre via commerciale che costeggia tutta la sponda del lago attraversando i principali centri della riviera, da Lierna a Colico passando per Mandello e Varenna.
Il "Sentiero del Viandante" é stato per i nostri ragazzi un'occasione unica per scoprire la bellezza che la Strada riesce a trasmettere e la straordinaria varietà di paesaggi artistici e naturali delle località che punteggiano la costa da Lecco verso nord. Un'antica via di passaggio che raggiunge una lunghezza complessiva di circa 45Km da Abbadia Lariana a Colico.
Originariamente per andare da Lierna a Varenna saremmo dovuti passare per la variante bassa che ha un dislivello di 655 metri e uno sviluppo di 9,4 km ma, la Strada é sempre piena di imprevisti che ti portano a cambiare i programmi, sentieri. Noi, appena partiti, davanti ad un bivio privo di indicazioni, abbiamo scelto quello sbagliato. Abbiamo imboccato quello che ci avrebbe fatto attraversare la variante alta (dislivello 800 metri per 10,4 km di sviluppo). Il risultato è stata tanta fatica, qualche chilometro in più ma, tanta bellezza che ad ogni passo si schiudeva ai nostri occhi. Una bellezza che, nonostante la fatica del dislivello che aumentava sempre più, purifica allo stesso tempo anima, corpo e mente.
Faticare, riposare, ripartire
Tre verbi che ritornano sempre nella realtà di chi si mette sulla Strada zaino in spalla.
Il primo dei tre è faticare. La Strada, in certe condizioni ti mette di fronte ad uno sforzo fisico e mentale non indifferente e la fatica, passo dopo passo, aumenta in maniera esponenziale, ma come afferma Haruki Murakami, é "proprio nello sforzo enorme e coraggioso di vincere la fatica [che] riusciamo a provare, almeno per un istante, la sensazione autentica di vivere. Raggiungiamo la consapevolezza che la qualità del vivere non si trova in valori misurabili in voti, numeri e gradi, ma è insita nell'azione stessa, vi scorre dentro." É per questa ragione che, durante il cammino, "non bisogna lasciare che la fatica entri nel cuore." Essa, infatti, potrà anche indebolire il corpo, farlo vacillare, ma non dovrà mai avere il sopravvento sulla voglia di andare oltre. Fatica ed agenti atmosferici non dovranno mai intaccare il desiderio di meraviglia che da lì a poco si potrà vivere, perché al termine di una dura salita ci sarà sempre una discesa, ma soprattutto ci sarà un paesaggio pronto a toglierci il fiato e a rispondere alla domanda che ad ogni scout viene posta (e si pone?) spesso: "Chi ve lo fa fare?" Risposta: "Tutto questo!", ossia, il paesaggio mozzafiato che ho di fronte, la bellezza dei contorni, il momento esatto in cui cielo e terra si toccano ed io sono lì a godermi tutto ciò.
La fatica, però, é vana se non condivisa con i propri compagni di strada. Una mano tesa quando le gambe non girano più, un sorso d'acqua quando la gola diventa secca, due chiacchiere scambiate con chi a volte è troppo timido per parlarti, il sorriso che ti dice: "io sono qui con te, per te", uno sguardo che cercando i tuoi occhi e, senza bisogno di parlare, ti dà la forza di continuare quando proprio non ce la fai più.
Il secondo verbo é riposare. Nella Bibbia, nel primo capitolo di Genesi, dopo aver creato il mondo Dio, il settimo giorno, si riposa. Pensate, nella Bibbia, questo termine è usato all'incirca 100 volte. É quindi una parola che torna spesso ed il primo a riposare é Dio stesso. Dopo l'immensa fatica si ferma a contemplare la sua creazione e si riposa. Il compimento di una enorme fatica che sfocia nella bellezza e che trova nel riposo il suo fine ultimo, la sua contemplazione. Dio però non si riposa da solo, lo fa con tutto il creato. In comunione con altre realtà. É la stessa cosa che avviene durante la pausa di una tappa: si condivide la fatica del cammino, il ristoro del riposo, il momento unico che si sta vivendo insieme. In comunione.
L'ultimo verbo é ripartire. Non è facile rimettere lo zaino sulle spalle, specie dopo ore di cammino. Le gambe si fanno pesanti, le spalle fanno male e le vesciche aumentano, ma è proprio nel ricominciare che tutto trova un senso. Dopo il riposo, durante una tappa, non ci si può fermare perché la meta da raggiungere rappresenta quello sforzo in più in cui prendi consapevolezza che stai andando oltre e che, se proprio non ce la fai, non sei solo ad affrontare il cammino. Insieme é più bello, perché come afferma B.P. "un sorriso fa fare il doppio della strada di un brontolio. Un colpetto sulla spalla è uno stimolo più efficace di una puntura di spillo."
Tornare a casa
Quanti anni, quante vite servono per scrivere una frase che uguagli solo in parte la bellezza che Dio ci mette a disposizione ogni giorno. Io ho provato a descrivervi tutte le emozioni che si possono provare durante una Route e che mi sono portato dietro tornando a casa. Lo zaino più vuoto di cibo e altre cose materiali, ma pieno di emozioni e di immagini che hanno lasciato il segno dentro me.
E visto che sono sempre alla ricerca di qualcosa da imparare da ogni esperienza eccone due.
La prima è che basta poco per essere davvero felici. Sorrisi sinceri, paesaggi mozzafiato, emozioni uniche valgono molto più di un capo firmato e di cene mondane, conditi da sorrisi di circostanza. La seconda, penso la più importante, è che la vita, nonostante tutto, è un viaggio da fare a piedi, con l'essenziale sulle spalle e con lo sguardo dritto verso l'infinito. Guardare le proprie scarpe consumate dalla strada e comprendere che le cose materiali passano mentre gli istanti di vita che ci vengono donati ogni giorno, i sorrisi sinceri, un pasto condiviso sulle sponde di un lago e i gesti semplici restano, per sempre.
Prof. RH Plus
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