Mentre Gesù si trovava nella città di Gerico, come suo solito
raccontò una parabola. Visto che molti dei suoi discepoli erano dovuti restare
nei loro paesini, chiamò Pietro e gli disse:<< Per favore, prendi l’I-Pad
cerca una rete wireless disponibile e collegati. Avvia Skype così che anche gli
altri che non sono presenti possano sentire questa parabola>>. Dopo aver
preparato tutto, Pietro disse a Gesù:<< Rabbì, siamo in rete!>>.

Non appena atterrò si mise in contatto con un suo amico,
conosciuto anni prima ad una festa a Milano. Questi era un poco di buono,
sempre a corto di soldi per via dei suoi numerosi e costosi vizi. Riccardo,
abbagliato da questo mondo che l’amico gli aveva mostrato seguì il suo esempio.
In poco tempo sperperò tutto il denaro in alcol, droga e prostitute. Rimasto
senza nemmeno un dollaro, questo suo amico lo mollò in mezzo ai debiti e con
gli strozzini alle calcagna. Era talmente disperato che cominciò a cercare un
lavoro per vivere ma soprattutto per pagare gli strozzini. Trovò un lavoro
presso una pompa di benzina e i soldi gli bastavano a stento per pagare quei
farabutti. Vennero anche i giorni della fame. Un sera, mentre camminava per
Road Street, la fame lo condusse a fare ciò che non avrebbe mai fatto prima:
vide una ciotola con del cibo per cani alla soglia di una porta. Si avvicinò
quatto quatto e cominciò a cibarsene ma, mentre disgustato mangiava, un cane
sbucò dalla sua cuccia e gli saltò addosso mordendolo ad una gamba.
Mentre si dirigeva verso il suo minuscolo monolocale, triste
e affranto, si ricordò di tutto l’affetto e di quanto aveva perso lasciando la
casa di suo padre. Allora riflettendo tra se disse:<< Anche i camerieri a
casa di mio padre hanno da mangiare. Ho deciso tornerò da mio padre gli
chiederò perdono dicendo: sono stato un figlio ingrato e non merito di essere
tuo figlio, persino Dio si vergognerebbe di me, ho sbagliato contro il cielo e
contro di te. Trattami come uno dei tuoi maggiordomi>>. Chiamò uno dei
pochi amici ancora rimastigli e facendosi prestare del denaro salì su un volo
per l’Italia. Atterrato a Linate non aveva nemmeno i soldi per l’autobus, così
tornò a casa a piedi.
Affranto per il gesto del figlio il padre se ne stava
sconsolato sul terrazzo guardando il sole calare quando ad un tratto scorse da
lontano la sagoma del figlio. Non ci pensò due volte corse per le scale, andò
in strada e correndo incontro al figlio, lo abbracciò e lo baciò. Il figlio
allora piangendo gli disse: <<sono stato un figlio ingrato e non merito
di essere tuo figlio, persino Dio si vergognerebbe di me, ho sbagliato contro
il cielo e contro di te. Trattami come uno dei tuoi maggiordomi!>>. Ma il
padre chiamando il maggiordomo gli disse:<< prepara un bagno caldo e dei
vestiti belli e puliti, valli a comprare se è necessario! Poi fa preparare
dalla cuoca una cena con i fiocchi, chiama tutti i miei e suoi amici per
invitarli alla festa che si terrà questa sera, perché questo mio figlio, come
dice la parabola del figlio prodigo, “era morto ed è tornato in vita, era
perduto ed è stato ritrovato”>>. Arrivati tutti gli invitati cominciarono
a far festa.
Il figlio maggiore stanco da una giornata in ufficio, vide
dalla sua macchina scene di festa e gente che ballava; chiamò al citofono il
maggiordomo e chiese come mai suo padre, che in tutti quei giorni era taciturno
e non usciva di casa, avesse deciso di organizzare una festa. Quello gli
rispose:<< E’ tornato tuo fratello e tuo padre ha organizzato tutto ciò perché
lo ha avuto sano e salvo>>. Carico di odio e rancore, indignato non volle
nemmeno entrare. Suo padre usci a supplicarlo. Ma egli si scagliò contro suo
padre dicendogli :<< Mi sono sempre impegnato per non deluderti mai. Ho
studiato e mi sono laureato in tempi da record, sono subito andato a lavorare
in fabbrica e tu non hai mai saputo darmi un centesimo in più per fare festa
con i miei amici. Ma ora che è tornato il tuo figlioletto, che ha sperperato
una fortuna per soddisfare i suoi vizi, per lui hai organizzato questa grande
festa. Proprio non ti capisco!>>. Gli rispose il padre:<< Figlio
mio, tu sei sempre stato e sarai per sempre il mio orgoglio più grande, tutto
quello che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché, come dice
la parabola del figlio prodigo, questo tuo fratello “era morto ed è tornato in
vita, era perduto ed è stato ritrovato”!>>.
Questa storia è una rielaborazione della Parabola del Figliol Prodigo presente nel Vangelo di Luca. Come in quella originale, presente in Lc 15,11 - 32, non ha un finale. Inventatelo voi: lasciate spazio alla
vostra fantasia, solo così la storia sarà completa!
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