Come, ogni paese civile, anche l'Italia dovrebbe dare il diritto ai bambini stranieri nati nel nostro paese di essere cittadini italiani fin dalla nascita. Studiano nelle nostre scuole, ed alcuni sono anche miei alunni, parlano l'italiano meglio di certi ragazzini (e lo scrivono che vi assicuro non é poco) e molte volte questo è l'unico paese ad aver mai visto. Però per qualche "politico" o pseudo tale, la cosa deve essere valutata e studiata come se ci siano italiani di serie A e italiani di serie B.
Altri poi vengono fuori con frasi del tipo:《Aiutiamoli nei loro paesi!》. Giustissimo, ma in parte perché questi esseri umani non hanno bisogno della nostra compassione. Cominciamo invece a restituire loro quanto gli abbiamo sottratto e continuiamo a sottrargli con le multinazionali che sfruttano manodopera a basso costo o i loro giacimenti minerari. L'Africa, per esempio, é un continente ricchissimo eppure gli africani devono scappare dalla miseria, dalle guerre e da dittature gentilmente instaurare con l'aiuto dell'occidente civilizzato che ne trae certamente vantaggio. Questo per dare una risposta a chi, falsamente tende loro una mano e con l'altra lancia un sasso.
Ma torniamo ai nostri migranti e ai loro bimbi italiani di fatto ma non di diritto. Molti di loro pagano, davvero e non come qualcuno che si inventa la qualsiasi per evaderle (ogni riferimento é puramente casuale. Nessuno é accusato da me, non sono io a giudicare!), le tasse, contribuiscono al nostro P.I.L. però al momento di riconoscere loro un diritto sacrosanto, come in molti paesi avviene, la "mamma Stato" gli volta le spalle e deve riflettere. Ma su cosa? Resto dubbioso. Penso però che la crisi che molti stiamo toccando con mano, non sia solo economica, ma soprattutto sociale e culturale e spero solo che quando ce ne accorgeremo non sia troppo tardi.
E alla fine di queste mie personalissime riflessioni penso che, se loro non possono essere considerati italiani, allora con le parole di Giorgio Gaber grido con forza: "Io non mi sento italiano, ma per fortuna o purtroppo lo sono!". Io lo sarò, forse pienamente, quando lo saranno anche loro, poi ognuno pensi quel che crede. Siamo in democrazia no?.
La società ebraica aveva una struttura patriarcale: l’uomo era signore e padrone della casa. Sotto l’aspetto giuridico la donna aveva molteplici svantaggi. Come in genere nell'Oriente antico, essa non poteva: A) partecipare alla vita pubblica; B) avere parte attiva al culto C) essere citata come testimone in tribunale. Al Tempio le donne non potevano oltrepassare l'atrio loro riservato. Quando, poi, usciva di casa doveva avere il viso coperto da un'acconciatura che comprendeva: A) due veli sul capo; B) una benda sulla fronte con due fasce sospese fino al mento; C) un filetto con cordoncini e nodi. La donna che usciva di casa con il volto scoperto (cioè senza l'acconciatura) poteva essere ripudiata dal marito senza l'obbligo di versare la somma che, in caso di divorzio, era dovuta alla sposa in virtù del contratto matrimoniale. Come si può vedere da ciò il divorzio, nella Palestina del I sec. d.C., era praticato con molta facilità dagli uomini (e solo da esse); per l...
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