mercoledì 11 maggio 2016

Quelli tra palco e realtà...

Undici  anni fa, in questo periodo, cominciavo a preparare il percorso che mi avrebbe portato alla maturità. Tanta confusione e poche certezze, tranne una. Il tema dell'esposizione orale frutto della mia passione per Luigi Pirandello: l'essere e l'apparireDopo undici anni di cose (belle e brutte) ne sono cambiate nella mia vita, ma un punto è rimasto fermo; tra l'essere e l'apparire ho scelto di essere sempre fedele a me stesso.




Voi studenti avete imparato a conoscermi nelle aule scolastiche e gli altri, qui, sul web. Prima con il blog (2011) e poi con la pagina Facebook (2014). Posso piacere o meno, ma chi mi conosce o mi ha conosciuto a scuola, per strada, in oratorio sa (e può confermarlo) che la mia immagine social coincide perfettamente con quella reale. É un po' come l'ombra di Peter Pan: una volta cucita aderisce. E questo mi piace. Con pregi e difetti questo sono io, Angelo. In fondo non si può essere simpatici a tutti. Non tutti possono apprezzarci. Amen. Questo deve (o almeno dovrebbe) essere così per ciascun utente del cyberspazio e spero che i miei studenti, un giorno, diventino adulti (virtuali e reali) autentici. Adulti originali, fuori dal coro, critici.


Viviamo, purtroppo, in una società che fa riferimento ad immagini-idolo. Una cultura fatta di modelli ed icone generati dal web, dalla pubblicità, dallo sport, dallo spettacolo, dalla TV. Un mondo "preconfezionato", di plastica, in cui regole e format inquadrano in un recinto o in un altro. Da dove nasce, secondo voi, l'importanza dell'apparire in questa società? Dalla solitudine di uomini e donne incapaci di gestire il silenzio e il buio preferendolo al chiasso e alle luci della ribalta. Del riconoscimento a tutti i costi.
Il tempo però è galantuomo, perché la vita presenta il conto, prima o poi. Quella maschera in cui si è creduto fermamente si dissolverà, mettendo (chi è stato illuso o ha voluto illudersi) nella condizione di riflettere e capire come effettivamente avremmo dovuto viverla.



Spero che i miei ragazzi alla cultura dell'apparire a tutti i costi preferiscano essere se stessi accettando pregi e difetti, che portino avanti le proprie idee e che non smettano mai di sognare.
In definitiva, spero diventino uomini e donne capaci di guardare all'essenziale col cuore, perché è solo seguendo questa strada che potranno scoprire che è visibile ai loro occhi, l'invisibile. Petit Prince, docet.

Nessun commento:

Posta un commento