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"Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi”. (Gv 8, 32) Questa frase tratta dal Vangelo di Giovanni è più che mai attuale in questo scorcio di secolo in cui la ricerca della verità è diventata una necessità di fronte al problema delle fake news che circolano in rete.
Quale verità serve per essere liberi dai condizionamenti esterni? La verità verificata e  accertata riferendosi a fonti autorevoli. Non è più o meno lo stesso concetto lanciato, come un tweet, da Gesù più di duemila anni fa? Il senso di questa frase si può leggere in questo modo: Io sono la verità, la fonte autorevole a cui attingere. Certo è un discorso legato più alla fede che alla problematica odierna, ma dice la cifra della questione in ballo.
Esiste un problema ed è legato alle notizie false che oggi inquinano il web e la realtà, ma la storia è piena di eventi, notizie e personaggi che hanno ingannato tutti. Dai celebri diari di Hitler, alla storica radiocronaca della «Guerra dei mondi» da parte di Orson Welles, fino all’autopsia dell’alieno di Roswell.
Prima dell’era digitale erano le leggende metropolitane, poi bufale e oggi sono fake news. Il concetto, però, non cambia.


I maggiori diffusori di notizie false sono gli esseri umani
Oggi il problema è rappresentato dalle notizie false che circolano in rete e si propagano molto più rapidamente e più diffusamente della verità.
È il caso di Twitter. Se si prende ad esempio un'analisi dei tweet postati negli ultimi 12 anni da tre milioni di persone troviamo una conferma: le bufale su Twitter si propagano più velocemente. Succede in ogni categoria di informazione, ma in particolare con le fake news politiche.
In tal senso “la ricerca del Massachusetts Institute of Technology (MIT), pubblicata su Science” effettuata su milioni di cinguettii postati sulla piattaforma dal 2006 al 2017 ci fornisce un dato: “i tweet attendibili hanno impiegato sei volte più tempo delle fake news a diffondersi su un campione di 1.500 persone, soprattutto per la facilità con cui le bufale vengono ritwittate: nel 70% dei casi questo è indipendente dall'età, dal livello di attività online e dal numero di follower. E se le storie vere raramente raggiungono il migliaio di persone, quelle fasulle arrivano tranquillamente a diecimila contatti” ed è “un problema che appare particolarmente evidente con le bufale politiche”.

La risposta al fenomeno della scuola italiana
I principali Social Network pensano che possano essere gli utenti e riconoscere le notizie false, ma è davvero così? Se siamo arrivati al punto di affrontare questo problema non è che la cosa ci è sfuggita di mano?
Per questa ragione è necessario che ogni utente abbia gli strumenti adeguati per riconoscerle e generare negli stessi la “necessità” di ricercare quella verità che rende liberi. Questa ricerca della verità è qualcosa difficoltoso e, come abbiamo visto, anche dispendioso in termini di tempo. Quindi, c’è bisogno di mettere in atto tutte le strategie possibili per arginare e combattere un fenomeno sempre più pericoloso. 
La scuola, in questo scenario, prende posizione. Aiutare gli studenti, che sono il nostro futuro, a sviluppare spirito critico, consapevolezza e responsabilità di fronte alla nuova realtà dei media digitali deve essere uno dei compiti prioritari della scuola di oggi. Di fronte ai comportamenti a rischio, dalle fake news al cyberbullismo, dal trolling alle campagne di odio in rete una istituzione educativa non può tacere.


Delineata la problematica e le possibili contromisure, il MIUR ha messo online la piattaforma di Educazione civica digitale, con l’obiettivo di fornire materiali e contenuti messi a disposizione da soggetti diversi per educare alla convivenza attiva e partecipativa nella nuova società digitale.
L’educazione civica digitale che non deve essere intesa come “una riconversione dell’educazione civica ai tempi della rivoluzione digitale” e non come una materia a se stante. Per educazione civica digitale si deve intendere quindi una “una nuova dimensione che aggiorna ed integra l’educazione civica, finalizzata a consolidare ulteriormente il ruolo della scuola nella formazione di cittadini in grado di partecipare attivamente alla vita democratica”.


In altri termini: la scuola si impegna a formare il Cittadino Digitale. Infatti, “lo sviluppo di una piena cittadinanza digitale passa anche e soprattutto dalla capacità degli studenti di appropriarsi dei media digitali, passando da consumatori passivi a consumatori critici e produttori responsabili di contenuti e nuove architetture”.
Il digitale, in definitiva, è un’opportunità per gli studenti per iniziare a scrivere “il racconto di sè e del mondo futuro”. Aiutiamoli!
Prof. RH Plus

Fonti:
http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2018-01-23/lotta-fake-news-e-cyberbullismo-scuola-si-apre-all-educazione-civica-digitale-122819.shtml?uuid=AEq0URnD&refresh_ce=1

https://www.focus.it/tecnologia/digital-life/su-twitter-le-fake-news-viaggiano-col-turbo

http://www.generazioniconnesse.it/site/it/educazione-civica-digitale/

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