mercoledì 18 gennaio 2017

DOCENS DESIGNER. INSEGNARE RELIGIONE NEL XXI SECOLO


Nel XXI secolo di cosa ha bisogno la scuola per far crescere cittadini critici, formati e consapevoli? La risposta più ovvia dovrebbe essere: infrastrutture, mezzi, riforme strutturali e docenti formati.
É indubbio, infatti, che un cambiamento stia attraversando tutta la società e la scuola, ma a mutare molto velocemente è il modo stesso di apprendere da parte delle giovani generazioni. E noi docenti cosa possiamo fare per gestire questo cambiamento? Quali strategie possiamo attuare per rispondere alle esigenze dei "nostri" ragazzi? Quali ricadute didattico - formative hanno queste mutazioni?
É partendo da queste domande che si possono sviluppare le dovute riflessioni.


RIPENSARE LA DIDATTICA
Per poter comprendere il cambiamento in atto bisogna innanzitutto essere consapevoli che per poter svolgere al meglio il nostro lavoro di insegnanti c'è un estremo bisogno di rivedere il nostro modo di intendere e progettare le lezioni.  La capacità, insomma, di vedere nel nostro lavoro un percorso progettuale che sappia tenere conto degli studenti e dei loro bisogni e dei nuovi mezzi a nostra disposizione.
Tutto questo ad una prima riflessione può apparire scontato, ma non lo è.
Oggi, ad esempio, molti docenti (anche quelli con più anni di servizio) iniziano ad approcciarsi alle nuove tecnologie, ma senza sentirsene del tutto "padroni". Questo, però, non permette loro di pensare delle lezioni con l'utilizzo delle TIC, proprio perché nella stragrande maggioranza dei casi non c'è alle spalle una formazione di base che li abbia aiutati a concepire delle lezioni aperte a questi nuovi mezzi. Da qui deriva il fatto che, non riuscendo a coniugare l'ambito tecnologico e quello didattico, le lezioni restino sempre legate al rassicurante e lineare sistema del libro. Leggo, sottolineo, imparo, ripeto.  Un metodo, quindi, legato alla tradizione.
Una visione, quest'ultima, che se da un lato agevola il lavoro dell'insegnante, dall'altro non aiuta lo studente di oggi non più abituato a costruire il proprio pensiero partendo dal "profumo" della carta del libro come la stragrande maggioranza di noi ha fatto nel corso della propria carriera scolastica.
Molti docenti che oggi utilizzano le nuove tecnologie, poi, si sono formati per lo più da soli sperimentando in classe le novità che negli ultimi anni il panorama tecnologico ha offerto loro, ma senza una vera e propria progettualità alla base. Con questo Non si vogliono togliere i meriti a chi (me compreso) si é avventurato, per passione, in queste sperimentazioni, ma tutto ciò fa emergere uno scenario ancora troppo poco coerente e lungimirante. Se vogliamo davvero riflettere sul cambiamento e trovare delle soluzioni didattiche, è necessario cominciare a concepire il nostro lavoro come una progettazione continua che comprenda tutti i materiali a nostra disposizione e poi riuscire ad utilizzarli al meglio. Ce lo chiedono i nostri studenti, ma soprattutto lo dobbiamo al motivo principale per cui svolgiamo questo lavoro: la passione per le nuove generazioni.
É proprio partendo dai nostri studenti che questo cambiamento può essere attuato, solo se il docente sarà capace di indirizzare e moderare la creatività di ciascuno di loro per tramutarla in competenze spendibili nella vita di ogni giorno.


IL DOCENTE COME "DESIGNER DIDATTICO"
In questo scenario il ruolo dell'insegnante é indubbio che debba essere ripensato. Risulterebbe anacronistico, infatti, guardare al nostro ruolo di docenti come veniva compreso trent'anni fa o restando ancorati al ricordo della forma e della sostanza che, da dietro i banchi di scuola, i nostri insegnanti ci hanno trasmesso.
É per tali ragioni che in questo contesto entra in gioco un nuovo modo di concepire il docente: il "Designer Didattico".  Non uso questa espressione, tratta dal mondo anglosassone, perché oggi gli anglicismi vanno di moda, ma per il suo significato intrinseco. In particolare il “designer didattico”  deve essere colui che, nel progettare le proprie lezioni, sia in grado di: costruire percorsi ad hoc, attuare metodologie didattiche attive, valorizzare la valutazione autentica. 
Chi deve essere il Designer Didattico? É questa la domanda da cui partire al fine di delinearne le caratteristiche e le competenze. Per questa ragione cercherò di tracciare un profilo sintetico:
In primo luogo deve essere un docente in grado di costruire percorsi, multimediali e non, che siano diversificati in base a degli obiettivi ben precisi e alle esigenze dei propri studenti. É in grado inoltre di valutare di volta in volta l’opportunità di utilizzare strumenti didattici tradizionali o multimediali, nella convinzione che la tecnologia in sé non sia la sola soluzione alle nuove sfide didattiche che gli si pongono di fronte.
In secondo luogo, il Designer Didattico deve saper reperire online e condividere gli strumenti opportuni per costruire percorsi di didattica attiva ed esperienziale, con particolare riferimento alla metodologia dello storytelling (digital e non), del problem solving, della content curation e della peer to peer education.
Infine, il docente deve saper progettare ed attuare percorsi formativi che prevedano sempre una valutazione autentica a fine percorso (o anche in itinere) il più possibile condivisa e discussa con gli allievi.


PERCHÉ PARLARE DI DESIGN DIDATTICO ANCHE PER L'IRC?
L'IRC si colloca “nel quadro delle finalità della scuola”. Questa disciplina, quindi, essendo in linea con le finalità e i metodi della scuola italiana deve dare il proprio contributo per aiutare le nuove generazioni a crescere affinché diventino cittadini critici, completi e consapevoli in un mondo in continuo mutamento. E l'insegnante di Religione, in questo contesto, dovrebbe far proprie le caratteristiche tipiche del Designer DidatticoA prescindere dal numero ancora elevato di studenti che scelgono di frequentare l'ora di Religione (circa l’88% secondo la Quarta indagine nazionale sull’insegnamento della religione nella scuola italiana a trent’anni dalla revisione del Concordato, a cura di Sergio Cicatelli e Guglielmo Malizia, Elledici, Torino 2016.), l'insegnante non è esentato dall'aggiornarsi continuamente e dal provare strade sempre nuove. 
Oggi grazie alle risorse presenti in rete tutti i docenti, IRC compresi, possono dedicarsi di più alla progettazione delle attività e meno dell’ambiente di apprendimento. In questo senso siti come Prezi o Powntoon sono molto significativi, ma se ne potrebbero citare altri (specifici della disciplina) altrettanto ben strutturati che offrono ottimi spunti didattici.
In secondo luogo, ci sono applicazioni didattiche, per smartphone e tablet, che possono aiutare a sviluppare specifiche competenze. Sarà quindi compito dell'insegnante conoscere a fondo le potenzialità di tali ambienti di lavoro, sperimentarli ed utilizzarli al fine di sviluppare competenze nei propri studenti.
In questo panorama non vanno trascurati quegli ambienti di lavoro online capaci di stimolare aspetti che la didattica tradizionale non riesce a superare come, ad esempio la “content curation” ossia la “cura dei contenuti”. Con questa espressione, oggi, in ambito educativo, si intende la capacità di reperire e selezionare dei contenuti inerenti un tema specifico. Non sempre, quindi, la dinamica della "produzione” di contenuti può portare a dei risultati negli studenti, perché anche se in apparenza può sembrare semplice, la content curation richiede una buona conoscenza dei motori di ricerca, dei social network, del modo in cui le notizie si moltiplicano in rete e una padronanza di ambienti online capaci di strutturare in modo ordinato e coerente le notizie reperite. Sarebbe consigliabile, quindi, che entrambi gli aspetti venissero presi in considerazione.


WE CAN CHANGE 

In conclusione, ogni docente oggi è chiamato ad una svolta nel modo di concepire questa "arte" e gli insegnanti di Religione non sono esenti da questa dinamica di cambiamento. Come abbiamo visto, diventa sempre più fondamentale per ogni docente saper progettare e “disegnare” attività didattiche che possano "rivoluzionare" il modo di fare scuola introducendo nelle nostre aule non solo nuove tecnologie, ma anche nuove metodologie di lavoro che aiutino gli studenti ad apprendere meglio secondo le loro attitudini.

Restare ancorati al lavoro tradizionale non é bandito, anzi. Bisogna però guardare con una prospettiva nuova all'educazione e all'istruzione che nel presente consideri il passato per progettare il futuro.


Il futuro dei nostri ragazzi che ci chiedono di aiutarli a crescere in modalità più vicine alle loro capacità e al loro vissuto. Non considerare anche questo aspetto renderebbe l'istruzione e l'educazione autoreferenziali.

L'arte di essere insegnanti vuol dire anche questo: essere specchio che riflette la luce di un'anima bellissima e immortale, quella di ogni nostro studente e studentessa.

Prof. RH Plus

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