mercoledì 30 novembre 2016

Andare oltre le Colonne d'Ercole...


Cercare di raggiungere il proprio sogno è come un impresa che passa per sacrifici, cadute, rinunce. A tal proposito mi viene in mente Gilgamesh, leggendario eroe sumerico. Quinto re della I dinastia della città sumerica di Uruk ‒ della cui esistenza storica non sappiamo quasi nulla ‒ Gilgamesh era per due terzi dio e per un terzo uomo. Le sue gesta ispirarono un'epopea babilonese scritta in caratteri cuneiformi, su tavolette d'argilla, risalente a circa 4500 anni fa (tra il 2600 a. C. e il 2500 a. C.). 
«Di colui che vide ogni cosa, voglio narrare al mondo; di colui che apprese e che fu saggio in tutte le cose.»
(Proemio dell'Epopea o 'Canto' di Gilgameš)
Il destino dell'uomo è segnato dal suo essere mortale, finito. Gilgamesh comprende che: «l'umanità conta i suoi giorni e qualunque cosa faccia è vento» e che nessuno può oltrepassare i limiti della vita. Tuttavia Gilgamesh non accetta questa situazione. La sua volontà di sopravvivenza è rivelatrice di uno stato d'animo che vive la precarietà quotidiana con ansia di sopravvivenza. É anche per questo che decide di partire per ricercare il segreto dell'immortalità. Gilgamesh parte per realizzare un sogno, o meglio per provarci.


Alla stessa maniera di Gilgamesh, nell'Odissea abbiamo un altro esempio di come la vita sia un mistero da esplorare. Un luogo da conoscere e in cui attuare continui tentativi di Ricerca. L'Odissea è il risultato di questo profondo desiderio di scoprire il  mistero della realtà. Ulisse vive la tragedia di un destino avverso che si abbatte su di lui, ma se ne serve per navigare oltre ai confini della realtà. Questo personaggio leggendario, passando le colonne d'Ercole supera i limiti umani e trasmette il desiderio di conoscenza dell'essere umano.


“Vattene dal tuo paese, dalla tua patria e dalla casa di tuo padre, verso il paese che io ti indicherò". Inizia così il viaggio di Abramo. Un viaggio lungo e difficile. Una strada tortuosa quella da lui intrapresa il cui senso, a volte, gli sfugge e lo affascina, lo incuriosisce e lo meraviglia. É per questo e per la sua incrollabile fede che non si ferma, che il suo viaggio continua. Non si esaurisce neppure di fronte alle prove più dure. Il movimento che fa Abramo, però, non è di lasciare un luogo, bensì di entrare in relazione con se stesso e interrogarsi su ciò che è diventato, ciò che vuole essere e ciò che sarà. Del resto, sin da quando l’uomo ha potuto riflettere sulla condizione del suo esistere e ha percepito che un grande mistero avvolge la sua vita non ha mai smesso di mettersi in discussione. Ed è altrettanto straordinario pensare che nel viaggio, nei turbamenti e nelle domande di quest'uomo due miliardi di persone (ebrei, cristiani e mussulmani) trovino un punto di incontro e uno di partenza per continuare il loro viaggio sulla terra degli uomini.


Un altro esempio di questa continua ricerca, lo ritroviamo ne l'Uomo Vitruviano, una delle opere più misteriose di Leonardo. Disegnata attorno al 1490, raffigura una figura maschile perfettamente inscritta dentro un cerchio e un quadrato e rappresenta la connessione simbolica tra l'umano e il divino, tra il finito e l'infinito, tra il sogno e la realtà.
Nessuno è esente da questo viaggio, da questa ricerca continua, dalla necessità di andare "oltre le colonne d'Ercole". Nemmeno io. Infatti, sono mille quattrocento quarantanove i chilometri che separano la mia città, Vittoria in provincia di Ragusa, da Milano. Mille  quattrocento quarantanove i chilometri dai posti che mi hanno visto crescere e diventare uomo. Mille quattrocento quarantanove i chilometri che mi hanno fatto diventare quello che sono: un uomo che ogni mattina si sveglia felice perché svolgendo il lavoro più bello del mondo ha realizzato il proprio sogno.
E se è vero, come afferma Shakespeare in una sua opera, che "siamo fatti della materia di cui son fatti i sogni" e che "nello spazio e nel tempo d’un sogno è racchiusa la nostra breve vita"; il mio, il tuo, il nostro viaggio di scoperta e di ricerca non si esaurirà facilmente nonostante la vita ci metta sempre alla prova.


Per quanto mi riguarda lungo la mia strada ho incontrato nuovi sguardi, grandi emozioni, milioni di turbamenti, paure, sorrisi, sogni da realizzare, cuori infranti, personalità da definire, sognatori incalliti come me. Ho trovato altri cercatori di infinito. Voi, i miei nuovi ragazzi!
Incipit Vita Nova. Benvenuti nel mio cuore!
Prof. RH Plus

Nessun commento:

Posta un commento