martedì 3 novembre 2015

Penso dunque sono

"Villaggio di Cholapatti, India, 1896. Nella camera tutto è pronto per la prima notte di nozze. La piccola Sivakami siede sul letto. Fuori della porta ha lasciato i giochi, i sogni, le fantasie. Ha lo sguardo pieno di paura e sta tremando sotto il sari e i gioielli. Ha solo tredici anni quando sposa Hanumarathnam, guaritore ed esperto di oroscopi."
Comincia così l'incipit del libro di Viswanathan Padma "La sposa bambina". Con parole taglienti come fendenti verso una società, come quella in cui è ambientato il romanzo, dove alle bimbe é tolta la cosa di cui tutti noi abbiamo goduto: l'infanzia.
Sono, infatti, tantissime nel mondo le bambine che per debiti o per capriccio vengo vendute al miglior offerente. Vendute e a volte anche rimandate indietro come quegli iPhone difettosi che il patito per questo genere di articoli (per i quali é disposto a fare anche maratone di ore ed ore di fronte ai negozi) riporta allo store per un cambio o per una riparazione. Senza ritegno.
Nella nostra patinata e luccicante società occidentale parleremmo di pedofilia, mentre in molte parti del mondo la condizione a cui vengono obbligate tante bambine é solo normalità. Purtroppo.
Invertire questa tendenza è difficilissimo, a volte sembra quasi impossibile. Fortunatamente qualcuno si mobilita e scrive, ma i libri se non vengono letti restano solo dei bei soprammobili, ricettacoli di polvere da rimuovere durante le pulizie primaverili.
É per questo che noi a scuola ne stiamo parlando. Perché è inaccettabile che anche una sola bambina possa essere venduta al miglior offerente. Perché è odioso sapere che, dati Unicef alla mano, oltre 65 milioni di bambine (il 54% dei 121 milioni di bambini, maschi e femmine, analfabeti nel mondo) non hanno accesso all'istruzione primaria. Perché se non ci interessiamo, noi che possiamo farlo nel luogo più adatto, la scuola, ci macchieremmo della più grande delle colpe: l'indifferenza. 
Da insegnante non posso non spronare i miei alunni ad informarsi e a sviluppare un senso critico. Non posso nascondere loro le brutture della vita, perché in fondo é solo interessandosi a ciò che di brutto esiste nella vita, che ognuno di loro può prendere coscienza del fatto che le cose possono cambiare. Che ogni essere umano è responsabile del piccolo pezzo di orticello che il creatore gli ha concesso di coltivare. Che ogni grande rivoluzione culturale e sociale parte dai piccoli gesti e dell'impegno quotidiano di uomini e donne che nelle loro piccole realtà si ingegnano per poter cambiare le cose.
Il mondo sarebbe un posto ancora più bello dove stare se ognuno di noi facesse solo cose normali. Ed è importante, per questo, che ognuno faccia la sua parte. "Cominciate col fare ciò che è necessario, poi ciò che è possibile. E all'improvviso vi sorprenderete a fare l'impossibile" diceva Francesco d'Assisi. Aveva ragione.
Tutti possiamo lasciare il mondo un po' migliore di come lo abbiamo trovato e ho speranza che in futuro ognuno dei miei studenti possa fare (anche grazie a queste lezioni) della propria vita qualcosa di straordinario.
Prof.RH+
#openlessons #rhpositivo #pensodunquesono

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