sabato 7 marzo 2015

La situazione sociale della donna al tempo di Gesù

La società ebraica aveva una struttura patriarcale: l’uomo era signore e padrone della casa.

Sotto l’aspetto giuridico la donna aveva molteplici svantaggi. Come in genere nell'Oriente antico, essa non poteva:
A) partecipare alla vita pubblica;
B) avere parte attiva al culto
C) essere citata come testimone in tribunale.

Al Tempio le donne non potevano oltrepassare l'atrio loro riservato.
Quando, poi, usciva di casa doveva avere il viso coperto da un'acconciatura che comprendeva:
A) due veli sul capo;
B) una benda sulla fronte con due fasce sospese fino al mento;
C) un filetto con cordoncini e nodi.

La donna che usciva di casa con il volto scoperto (cioè senza l'acconciatura) poteva essere ripudiata dal marito senza l'obbligo di versare la somma che, in caso di divorzio, era dovuta alla sposa in virtù del contratto matrimoniale. Come si può vedere da ciò il divorzio, nella Palestina del I sec. d.C., era praticato con molta facilità dagli uomini (e solo da esse); per le donne invece non era concesso in alcun modo ripudiare il marito.
Questa concezione si trova anche nel diritto matrimoniale. Qui vi è l’idea che l’uomo potesse violare solo il matrimonio altrui, mai il proprio. Invece la donna sposata era considerata adultera anche quando si concedeva ad un uomo non sposato. Comunque è molto difficile precisare in quale misura fosse praticato il divorzio al tempo di Gesù. Inoltre, l’applicazione e la severità delle norme variavano all’interno delle diverse scuole.

In genere si desiderava che la donna prima del matrimonio non uscisse di casa e Filone a tal proposito afferma che «mercati, consigli, tribunali, processioni festive, assembramenti di grandi folle, in breve tutta la vita pubblica con le sue discussioni e i suoi affari, in tempo di pace e di guerra, è un fatto di uomini». La letteratura rabbinica precisa che la vita ritirata delle donne, specie prima del matrimonio, era, però, rispettata solo nelle famiglie dei notabili di Gerusalemme, la donna del popolo non poteva permetterselo soprattutto per motivi di ordine economico. Il fatto che nei ceti meno abbienti, si era meno severi, si deduce dalle descrizioni delle grandi feste popolari che si svolgevano nel sagrato delle donne durante le notti della festività delle Capanne.

L'educazione delle donne si esauriva soprattutto nell'imparare  ad eseguire i lavori domestici, mentre non erano tenute allo studio della Torah, anche se erano obbligate ad osservarne i precetti. Di solito si sposavano assai giovani, fra i dodici e i quattordici anni. Il matrimonio era già considerato valido dopo il contratto ufficiale di fidanzamento fatto col padre.

La condizione della donna nell'antichità è ben descritta dalla frase di Giuseppe Flavio: «La donna, dice (la Legge), è inferiore all'uomo in ogni cosa».

Il Nuovo Testamento sulla questione della donna ha sicuramente fatto alcuni passi verso una vera «liberazione» e comunque il fatto che un gruppo di donne abbia seguito Gesù doveva apparire a quel tempo piuttosto insolito.
 
Bibligrafia:
J.Carmignac - J. Glibet-P. Grelot  - R. Le Déaut - A. Paul  Ch. Perrot, Agli inizi dell'era cristiana, in Introduzione al Nuovo Testamento, Vol I, Ed. Borla, Roma 1993.
 J. Jeremias, Gerusalemme al tempo di Gesù, Ed. Dehoniane, Napoli 1989.
 J. Gnilka, Gesù di Nazaret, Ed. Paideia, Brescia 1993.

Nessun commento:

Posta un commento