domenica 1 marzo 2015

Cara prof, mi sa tanto che non dovresti essere una prof...

di Enrico Galiano - pagina facebook

Ok, quello che sto per dire potrebbe costarmi qualche bella riga sulla carrozzeria.

 

Però è tipo una cosa che ho dentro da un po’. E poi, sinceramente, la mia macchina è talmente malmessa che non so se si vedrebbe la differenza.

 

Bene: uno, due, tre, via.

 

Il punto è questo: ci sono in giro molti prof che non dovrebbero fare i prof. Ecco, l’ho detto.

 

Voi vorreste mai un pompiere che ha paura del fuocoun chirurgo che sviene col sangueun pilota di aereo che soffre di vertigini?Neanch’io.

 

Eppure ne ho visti diversi di quei chirurghi, di quei pompieri e di quei piloti. Solo che facevano gli insegnanti, se capite cosa voglio dire.

 

(Che poi, la frase giusta sarebbe: “ho visto cose che voi umani”).

 

forse non sei una prof

 

Ho visto prof di lettere scrivere “Io c’è lo”.
Ho sentito insegnanti insultare pesantemente i propri alunni, apostrofandoli con termini come “handicappati” e “idioti”.
Ho visto una prof continuare a scrivere impassibilmente alla lavagna mentre dietro di lei i suoi alunni stavano passando alle mani.
Ho visto una professoressa non riuscire a tenere la propria classe e scappare via, di corsa, bussare a quella accanto implorando aiuto al collega (che ero io).
Ho visto professoresse piangere più volte davanti ai propri alunni per non riuscire a farli stare seduti.

 

Il massimo poi mi è successo a uno scrutinio: si doveva decidere se promuovere o bocciare un ragazzino di prima media. Si vota per alzata di mano e si è in parità. C’è confusione, però, così chiedo di rivotare, in silenzio. E lì non si è più in parità: una prof aveva cambiato idea tra un voto e l’altro.

 

In realtà non aveva cambiato idea: alla prima votazione non aveva capito di chi si stava parlando.

 

In prima media: un’età in cui una bocciatura può cambiarti la vita per sempre. Era distratta.

 

Sì, certo, lo so che ci sono anche in giro moltissimi prof che fanno il proprio lavoro con serietà e spirito di sacrificio, che scendono in trincea ogni mattina, più in missione che al lavoro: ne ho conosciuti un sacco e ne conoscerò ancora. E sono la maggioranza, grazie a Dio. E in molti dicono: diamo più soldi a questi qui. Giusto.

 

Ma io credo che prima ancora di tutto questo, prima di sganciare cento euro in più al prof bravo, bisognerebbe proprio rivedere i criteri con cui vengono reclutati, gli insegnanti, e quelli con cui si guadagnano punti in graduatoria: perché sono più i danni che può fare un prof che non dovrebbe fare il prof, che i miracoli che possono fare gli altri.

 

Perché una cosa che quasi nessun insegnante ammette facilmente è questa: a noi, fondamentalmente, nessuno ci controlla. Il massimo che fanno è vedere se siamo a posto con le scartoffie, con la burocrazia. Ma nessuno viene a vedere cosa combiniamo una volta chiusa quella porta.

 

Nessuno viene a vederci, e siamo liberi di fare dei danni incalcolabili.

 

Io voglio che qualcuno mi controlli.
Voglio che qualcuno entri in classe a vedere se faccio lezione o se perdo tempo.
Voglio che qualcuno mi sospenda dal servizio se chiamo “idiota” un mio alunno.
Voglio che qualcuno sia lì e mi impedisca di insegnare storia, se non so l’anno in cui è caduta Roma o chi era Giordano Bruno.
Voglio che ci sia in classe uno psicologo che si possa accorgere, se ho qualche disturbo che mi fa scappare via dalla classe e lasciarla incustodita quando non sono capace di tenerla.
Voglio che mi tolgano lo stipendio per un mese, se non sto attento a uno scrutinioe sbaglio a votare, facendo bocciare un ragazzo che magari poteva essere promosso.

 

Macché un mese: un anno. Se va bene.

 

Bene, sfogo fatto.

 

E adesso è meglio che inizi a parcheggiare lontano da scuola.

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