giovedì 19 giugno 2014

La tessera mancante

"La mia scuola porta il nome di un personaggio di Topolino: Orazio. Ha i muri scrostati, le aule incrostate, lavagne più grigie che nere e cartine geografiche sfilacciate con continenti e nazioni ormai sbiaditi e alla deriva...I muri hanno due colori - bianco e marrone -, come il Cucciolone, ma non c'é niente di dolce a scuola: solo la campanella di fine giornata che, quando s'incanta sembra voglia urlarti 《Hai buttato via un'altra mattinata tra queste mura bicolori. Scappa!》. In pochi casi la scuola é utile: quando mi sorprende lo sconforto e annego nei pensieri bianchi, [perché] per fortuna la scuola é il parco giochi più pieno di gente nelle mie stesse condizioni che io conosca. Parliamo di tutto, dimenticandoci dei pensieri bianchi che alla fine non portano a niente. I pensieri bianchi non portano a niente e i pensieri bianchi li devi eliminare!".

Questo pensano la stragrande maggioranza di studenti adolescenti con i quali ho avuto modo di parlare e riflettere. La maggior parte di maschere, consuetudini e disagi é frutto delle immani trasformazioni avvenute nel loro contesto di crescita. Sono cambiati il papà, la mamma e persino i nonni, i fratelli sono spariti, e sono diversi i valori, le regole, i castighi, i giocattoli, le vacanze.
Forse la scuola è sempre la stessa, ma i ragazzi le hanno tolto (inconsapevolmente) il significato etico e perciò, anche se assomiglia a quella dei loro genitori, la usano diversamente; poiché una scuola senza significato simbolico è solo un edificio in cui al mattino ci si incontra tutti e si decide il da farsi. Noi adulti abbiamo il dovere di interrogarci e capire i motivi. Chiediamoci perché.
Nella mia esperienza da docente, ho potuto sperimentare quanto un certo livello di curiosità sia molto apprezzata dagli adolescenti. L'adulto competente se chiede é perché vuole capire (non per sparare sentenze), e quindi ammette di non sapere. Infatti, se la domanda é pertinente, e documenta un certo rispetto per gli usi e i costumi generazionali, allora gli "spavaldi", per usare un termine caro a Pietropolli Charmet, raccontano e spiegano bene, aprendo uno spazio ed un tempo di confronto educativo sulla sua quotidianità di enorme interesse ed utilità. Questo dimostra quanto sia utile ed interessante un confronto democratico fra la cultura adolescenziale e quella adulta. A noi la scelta! Stare dalla parte dei giudicanti o dalla parte di chi vuole capire un mondo, come quello adolescenziale, pieno di insidie che una mia studentessa ha giustamente definito come "labirinto".
L'adolescente é come una tessera spezzata. Egli é solo alla ricerca di qualche adulto che gli restituisca il pezzo di tessera mancante, che é proprio quella parte di sé che esprime l'identità personale. Ma, se l'adulto manca l'incontro e si dimentica o peggio si rifiuta di consegnargliela, il rischio non può che essere una deriva. Correre questo rischio é sconsigliabile, ma se un'adulto vuole provare faccia pure.

Prof.RH+
#iopuò

Bibliografia
A. D'AVENIA, "Bianca come il latte rossa come il sangue", Mondadori p. 14
G. PIETROPOLLI CHARMET, "Fragile e spavaldo. Ritratto dell'adolescente di oggi", La Terza

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