mercoledì 20 febbraio 2013

L'ultimo del Paradiso - Dante Alighieri "La Divina Commedia"

Quest'articolo nasce da un lavoro svolto in classe con le classi seconde dei miei istituti. E come dice Roberto Benigni nel suo commento a questo canto: "Ragazzi oggi andiamo in Paradiso!". E' con questo spirito che ci approcciamo a questo canto e che lo offriamo al popolo della rete dopo un accurata ricerca!
Buona Lettura!!!

-         Incipit
Il canto trentatreesimo del Paradiso di Dante Alighieri si svolge nell'Empireo (secondo la teologia cattolica medievale, il cielo Empireo era il più alto dei cieli, luogo della presenza fisica di Dio, dove risiedevano gli angeli e le anime accolte in Paradiso), siamo a mezzanotte del 15 aprile 1300, o secondo altri commentatori del 1 aprile 1300.
Si tratta dell'ultimo canto del Paradiso e quindi dell'intero poema, che si chiude, dopo una preghiera alla Vergine, con la visione della Trinità: Padre, Figlio e Spirito Santo.
 La struttuta
A)  Preghiera di san Bernardo alla Vergine - versi 1-39
B)  Visione di Dio e dell'unità dell'universo in Dio - vv. 40-96
C)  Misteri della Trinità e dell'Incarnazione - vv. 97-145
-         Il testo
San Bernardo innalza alla Vergine Maria un’ardente preghiera, nella quale, dopo aver celebrato la bontà di Maria e la sua opera di intermediaria di grazia tra Dio e gli uomini, invoca una protezione speciale sul suo discepolo Dante.
Questi, che dal profondo dell’inferno fino alla sommità dell’Empireo ha potuto conoscere le diverse condizioni delle anime, è pronto ormai a contemplare la visione finale di Dio, purché la Vergine Maria lo liberi da ogni residuo impedimento terreno.
Bernardo di Chiaravalle, conclude la sua invocazione chiedendo a Maria di conservare la purezza di cuore che Dante ora possiede, mentre i beati, prima fra tutti Beatrice, ne accompagnano le parole unendo le mani in un silenzioso gesto di preghiera. Gli occhi della Vergine Maria, fissi sul Santo, dimostrano che la sua supplica è stata accolta; poi si rivolgono verso la luce eterna di Dio che risplende nell’Empireo.
San Bernardo di Chiaravalle prima di sparire nel nulla, invita sorridendo, Dante a guardare verso l’alto. Ma ormai il pellegrino, dopo aver attraversato tutti i regni e aver visto quello che altri umani avrebbero voluto vedere, non ha più bisogno di nessun incoraggiamento da parte del santo: il suo animo è pronto alla contemplazione del Dio - Trinità.
 
Dopo aver affermato che egli, quasi come quando ci si risveglia da un sogno, non ricorda quasi nulla della visione celeste ricevuta. Il Poeta, rivela di aver visto la realtà divina sotto forma di una luce intensissima. Nel profondo di questa luce tutto ciò che è disseminato e diviso nell’universo, appare adesso fuso in una meravigliosa unità, legato ad un vincolo d’amore.
Dante, pur riconoscendo che le sue parole sono insufficienti ad esprimere quanto egli, in un solo attimo, ha potuto contemplare; descrive con massimo trasporto ed emozione, il momento in cui i suoi poveri occhi terreni, videro sotto forma di tre cerchi di uguale dimensione, ma di colore diverso, il mistero del Dio - Trinità.

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