sabato 14 aprile 2012

Quando un nome e cognome segnano la vita: don Lorenzo Milani

Nome: don Lorenzo
Cognome: Milani

La mia scuola media era intitolata a questo Prete. Quando mi interrogavo sul perché di questa dedica, pensavo si trattasse di un sacerdote che aveva fatto qualcosa di importante per la mia vecchia scuola, ma non era così e lo capii solo nel momento in cui un ex-allievo di don Milani venne da noi e ci parlò di lui. Ricordo ancora il trasporto emotivo con il quale raccontava aneddoti della sua esperienza e di questo modo totalmente diverso di fare scuola. Avevo certamente compreso che si trattava di una grande personalità ma, non potevo ancora comprendere che don Milani fosse stato uno dei personaggi più discussi ma, insieme apprezzati anche nel mondo della pedagogia. Una figura certamente affascinante ma, che nel corso di questo lavoro ho avuto modo di conoscere, approfondire e apprezzare. L’educazione  per don Lorenzo è: l’arte e la scienza che conduce la persona alla piena realizzazione di sé. Ho compreso che don Milani consegnava ai suoi alunni gli strumenti adatti per crescere intellettualmente e religiosamente in un connubio perfetto tra fede e ragione.
All’inizio dell’anno scolastico mentre organizzavo le Unità di Apprendimento mi è capitato di leggere  “Avvenire”[1] e mi ha colpito l’articolo di un collega, il quale si domandava: Che cosa avrei voluto sentirmi dire il primo giorno di scuola dai miei professori o cosa vorrei che mi dicessero se tornassi studente?”.[2] Ho sottolineato questa domanda e mi sono fermato a riflettere. Ho preso “Lettera a una professoressa”, visto che stavo impostando l’argomento per la tesi, e ho cominciato a leggere fino a quando ho scorso con gli occhi una frase che mi ha colpito: “La scuola ha un problema solo. I ragazzi che perde”.[3] È questa la realtà, la nostra scuola perde per strada i suoi ragazzi: non nel senso numerico del termine ma nella sfiducia che molti ragazzi hanno verso la scuola, vista solamente come obbligo e non come luogo in cui crescere al meglio. Mi sono chiesto il motivo, ma non ho trovato la risposta. Io giovane insegnante alla scuola media, cosa avrei potuto fare per i miei ragazzi? Cosa avrei dovuto dir loro il primo giorno in classe? E soprattutto cosa avrei potuto fare meglio per trasmettere la bellezza della conoscenza di Dio? Erano queste le domande che mi ponevo in quei momenti, quindi ho deciso di continuare a leggere l’articolo con la speranza di trovare una risposta convincente.
Fu così che lessi le parole di un ipotetico studente: “Dimostratemi che vale la pena stare qui per un anno intero ad ascoltarvi. Ditemi per favore che tutto questo c’entra con la vita di tutti i giorni, che mi aiuterà a capire meglio il mondo e me stesso, che insomma ne vale la pena di stare qua. (…) Avete dedicato studi, sforzi e sogni per insegnarmi la vostra materia, adesso dimostratemi che è tutto vero, che voi siete i mediatori di qualcosa di desiderabile e indispensabile, che voi possedete e volete regalarmi. Aiutatemi a scovare i miei talenti, le mie passioni e i miei sogni. E ricordatevi che ci riuscirete solo se li avete anche voi i vostri sogni, progetti, passioni. Altrimenti come farò a credervi? E ricordatemi che la mia vita è una vita irripetibile, fatta per la grandezza, e aiutatemi a non accontentarmi di consumare piccoli piaceri reali e virtuali, che sul momento mi soddisfano, ma sotto sotto sotto mi annoiano. (…) E per favore, un ultimo favore, tenete ben chiuso il cinismo nel girone dei traditori. Non nascondetemi le battaglie, ma rendetemi forte per poterle affrontare e non avvelenate le mie speranze, prima ancora che io le abbia concepite. Per questo, un giorno, vi ricorderò”.[4]
Ho chiuso gli occhi e ho ripensato a quell’ex-alunno di don Lorenzo il quale aveva affrontato quasi mille chilometri pur di far conoscere il suo maestro ad altri ragazzini desiderosi di capire perché, quell’uomo di nome Lorenzo, era stato scelto per dare il nome ad una scuola. L’allievo aveva ricevuto quello che gli serviva per crescere, da quel maestro mandato a Barbiana solo per una “promozione”.[5] E solo per questo si è ricordato di lui.
Se allora fra tanti anni qualcuno dei miei alunni si ricorderà di me, allora sarò stato un bravo "Maestro".
Prof. RH



[1] Avvenire è un quotidiano a diffusione nazionale fondato nel 1968 a Milano. È nato dalla fusione di due quotidiani cattolici: L'Italia di Milano e L'Avvenire d'Italia di Bologna. Il quotidiano si muove nel rispetto della dottrina della Chiesa Cattolica ma in piena autonomia dalla gerarchia: infatti può prendere una sua posizione "per difendere e sostenere valori sulla base di motivazioni umane, morali, solide e profonde" (Cfr. Linea del Quotidiano dei cattolici italiani «Avvenire», 14 febbraio 1970). Si autodefinisce “quotidiano di ispirazione cattolica” nel senso che è un giornale fatto da cattolici ma che vuole essere interessante anche per coloro che non sono credenti (Cfr. VERSACE E., "I 40 anni di Avvenire", Avvenire, 9 maggio 2008).
[2] Cfr. D’AVENIA A., Il primo giorno (di scuola) che vorrei, Avvenire, 10 settembre 2011.
[3] Cfr. SCUOLA DI BARBIANA, Lettera a una professoressa, Libreria Editrice Fiorentina, Barbiana 1967, p. 34.
[4] Cfr. D’AVENIA A., Il primo giorno (di scuola) che vorrei, Avvenire, 10 settembre 2011.
[5] Cfr. BOZZOLINI A., Barbiana o dell’inclusione. Un allievo racconta, Emi, Bologna 2011.

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