LA PAROLA CHE RENDE LIBERI

Da dove nasce il mio impegno antimafia? Partiamo da un presupposto: sono innamorato di una terra bellissima, delle sue tradizioni e della sua storia. La stessa che mi ha cresciuto e, mio malgrado, non mi ha visto diventare uomo.



La mia coscienza antimafia, se proprio così vogliamo chiamarla, ha radici profonde. Per prima cosa vengo da una famiglia che mi ha trasmesso la cultura del lavoro e dell’onestà. Mio padre è stato ed è il mio esempio più grande. Credo però che il rifiuto verso l’arroganza, la violenza e l’omertà nasca da un episodio risalente al tempo in cui frequentavo la prima media. Penso che sia stata quell’esperienza a far partire la scintilla che ha acceso in me la necessità di non omologarmi a quel modo di pensare e agire.
Un giorno come tanti chiedo al mio professore di matematica di andare in bagno e il mio compagno di banco mi chiede di riempirgli la bottiglietta con dell’acqua. Esco dalla classe e percorro il corridoio. Nelle altre classi si sentivano da lontano i brusii e le urla tipiche delle lezioni. Non c’era nessuno in corridoio, neanche i due ragazzi più grandi che terrorizzavano noi più piccoli. Sedicenni con già alle spalle guai con la giustizia. Pensavo di averla scampata e invece mi sbagliavo. Infatti, mentre riempivo la bottiglietta mi urtano alle spalle. Tremavo per la paura. All’improvviso uno dei due mi toglie la bottiglia dalle mani e chiede di chi fosse. Rispondo che non era mia, ma del mio compagno di banco. Per tutta risposta sputano dentro, finiscono di riempirla e mi dicono di fargli bere quell’acqua e che se lo avessi detto a lui o al docente mi avrebbero “scassatu di cuorpi”, un modo poco elegante per dirmi che le avrei prese di brutto.


Nel tragitto dal bagno alla classe ero combattuto sul da farsi. Restare in silenzio, far bere quell’acqua al mio compagno e non rischiare di essere picchiato oppure dire tutto al mio professore e andare incontro alla possibilità di prenderle. Così arrivato davanti alla porta della classe optai per la seconda ipotesi. Capii che se mi fossi piegato una volta loro avrebbero continuato. Perciò andai dritto dal professore e dissi tutto. Lui, un uomo alto due metri e largo altrettanto, diede un pugno sulla cattedra. Si alzò, sistemò gli occhiali e si diresse alla porta. Lentamente, ma con il passo deciso di chi non sopporta le ingiustizie verso i più deboli ed è pronto a difenderli. Il cuore cominciò a battermi forte in petto, ma ero sicuro di quello che avevo fatto. Non ero stato zitto e avevo chiesto aiuto all'unica persona che in quel momento avrebbe potuto aiutarmi.
Il professore mi chiese di seguirlo e chiamò i due ancora sghignazzanti per quello che immaginavano stesse succedendo dall’altra parte della porta. Non si aspettavano quell’imprevisto.
L’insegnante chiese cosa avessero da ridere e loro risposero che ridevano per conto loro. Il professore si voltò verso di me e mi chiese: “chi ha sputato nella bottiglietta?” Con il cuore in gola puntai il dito verso i due ragazzi e guardandoli negli occhi dissi: “loro!” Entrambi, d’istinto, si scagliarono urlando contro di me ma il professore si frappose tra noi e disse loro che se avessero provato a torcermi anche solo un capello, dentro o fuori dalla scuola, se la sarebbero vista con lui. Da quel giorno smisero di importunarmi. Cominciarono a terrorizzare qualcun altro dei miei coetanei, poi per raggiunti limiti di età (e di bocciature) non misero più piede nella scuola.


Quel giorno come tanti altri alla scuola media imparai cosa vuol dire camminare a testa alta di fronte ai prepotenti. Capii che il silenzio che nasce dalla paura mi avrebbe reso “complice”. Sarei stato succube di quella omertà che fa sentire potenti e impuniti uomini che con la forza pretendono il rispetto. La paura, però, non genera rispetto ma sudditanza. La stessa che ha permesso alla mafia di imporre la propria egemonia sulla mia terra. La connivenza, a più livelli, che rende gli uomini più schiavi e meno liberi. Il silenzio colpevole dell’ignavo che ha scelto di non scegliere.
Quel giorno di tanti anni fa scelsi di scegliere. Quel giorno acquistai quella parola che rende davvero liberi, la verità
Prof. RH Plus 

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