mercoledì 9 marzo 2016

Hakuna Matata

Hakuna Matata, senza pensieri. Una locuzione in swahili, di uso estremamente comune in molte regioni dell'Africa centro-orientale e molto conosciuta in occidente grazie al film Disney "Il Re Leone". In una celebre scena, un suricato e un facoceroTimon e Pumbaa, insegnano al protagonista Simba la filosofia dell'hakuna matata: dimenticare i problemi del passato e concentrarsi con ottimismo sul presente. Tale filosofia era stata precedentemente insegnata a Timon dal babbuino Rafiki.


Bello, anzi bellissimo l'insegnamento di Timon perché tutto sarebbe più semplice. Però è anche vero che se fosse così saremmo come dei computer formattabili alla prima occasione. Invece la vera essenza della locuzione é quella che ne dà il babbuino Rafiki. É proprio lui che svela a Simba il vero significato di "Hakuna Matata". Rafiki da due soluzioni diverse tra loro: dal passato puoi scappare oppure cercare di imparare qualcosa. Certo la strada più semplice è la prima, ma essere consapevoli del proprio percorso, infatti, è il miglior modo per affrontare ciò che è, ma soprattutto ciò che sarà. Ed è proprio questo che Rafiki vuole insegnare a Simba, a noi, a tutti.



Non bisogna mai né rinnegare, né rimpiangere il passato: lo fa chi non ha futuro. Ed in questo senso, lo storico francese Marc Bloch afferma che «l'incomprensione del presente [e del futuro aggiungerei io] cresce fatalmente dall'ignoranza del passato.» Del resto, le esperienze passate belle e brutte, i sorrisi e pianti, le vittorie e le sconfitte, il tradimento e la fedeltà, le delusioni e i sogni, le persone e i momenti fanno parte di ciò che siamo oggi. Sono parte integrante del presente, perché il passato non si può cancellare. Chi dice di farlo è consapevole di mentire a se stesso.


«È un prodigio: l'attimo, in un lampo è presente, in un lampo è passato, prima un niente, dopo un niente, ma tuttavia torna come fantasma e turba la pace di un istante successivo. Continuamente si stacca un foglio dal rotolo del tempo, cade, vola via – e improvvisamente rivola indietro, in grembo all'uomo. Allora l'uomo dice "Mi ricordo".»
Così Friedrich Nietzsche, filosofo tedesco, afferma parlando del passato. Il ricordo, infatti, é alla radice dell'animo umano il quale tende naturalmente a questa azione. 


Ricordare può anche far male, ma è solo attraverso il ricordo che le vicende di oggi acquistano senso. Diventano il trampolino di lancio verso ciò a cui ogni uomo tende: la felicità. Ed è solo con la consapevolezza di chi è cresciuto, si è migliorato e si è messo in gioco che il passato può diventare l'elemento fondamentale e fondante di ciò che saremo o non saremo in futuro.


Dipende dal verso col quale si vuole contribuire a scrivere il romanzo della propria vita, dallo stile e dal colore che si vuole usare per continuarlo. É sempre una questione di dettagli, colori e sfumature con le quali si vuole dare forma al mondo. É sempre una questione di sogni, i nostri.
Prof. RH plus 

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