sabato 21 giugno 2014

Ho imparato a sognare

Questa mattina ho acceso il mio lettore musicale e come al solito ho impostato la modalità "riproduzione casuale". Il suono di una musica già sentita milioni di volte ha riempito le mie orecchie dandomi un senso di pace, ma sono state le parole a toccarmi il cuore: "Ho imparato a sognare, che non ero bambino che non ero neanche ad una età".

Un'immagine mi si é parata davanti gli occhi come un film. Ho rivisto me bambino piegato sul tavolo della cucina di casa mentre, sillaba dopo sillaba, faticosamente imparavo l'arte del leggere e dello scrivere, con la mamma accanto a me ad aiutarmi.

É stato faticoso, all'inizio, come per tutti quei bambini (geni a parte), che improvvisamente si ritrovano a dover lasciare il "paese dei balocchi" per entrare in un mondo nuovo fatto di penne, quaderni, libri e chi più ne ha più ne metta. Però a me quella "Vita Nova", parafrasando Dante, piaceva. Ogni parola scritta o letta era una conquista memorabile, mi faceva sentire grande e mi dava la spinta per impararne delle nuove. Ripenso al nonno e alla nonna ai quali, dopo ogni scoperta, facevo vedere il risultato dei miei sforzi. Così parola dopo parola, iniziavo a leggere le prime frasi e penso che il merito di questa continua voglia di scoperta sia da attribuire alla mia maestra.

Nonostante non usasse aggeggi tecnologici o altro, durante le sue lezioni trasmetteva a noi bambini la voglia di scoprire perché nel suo lavoro ci metteva tanto amore e tanta pazienza. Ovviamente si arrabbiava se non facevamo il nostro dovere, però capivamo che non lo faceva per cattiveria, perché nel rimprovero si intravedeva quella dose di amore che ci faceva comprendere quanto ci tenesse a noi alunni e alla nostra crescita.

Ricordo con affetto i pomeriggi a studiare a casa del mio migliore amico Gianni, che adesso purtroppo non c'é più. Insieme a lui ho condiviso gran parte di quella strada, anche se a lui leggere e scrivere non é che piacesse più di tanto. Gianni era un creativo! Gli piaceva montare e smontare gli oggetti, macchine soprattutto, perché voleva sempre vedere come erano fatte al loro interno. Anche io ci provavo, ma al momento di rimontarle avevo bisogno di lui visto che con i lavori manuali sono sempre stato una frana. In quegli anni vissuti insieme lui ho imparato che non tutto é come lo vedi all'esterno e che quindi devi andare oltre. Gianni mi ha insegnato che scoprire, pezzo dopo pezzo, cosa si nasconde dentro ciò che si ha di fronte, é il miglior modo per comprendere meglio il mondo e se stessi.

Leggere e scrivere, dicevo, erano le mie due più grandi passioni al tempo delle elementari. Passavo pomeriggi interi a leggere e prepararmi alla prova del giorno successivo. Penso di aver consumato il libro di lettura per quanto tempo ci passavo sopra. Leggevo così tanto da imparare a memoria le pagine assegnate ed il risultato era quello di "leggere" (si fa per dire) guardando in faccia la maestra. Per questo motivo ella si arrabbiava e non per il fatto di aver imparato tutto a memoria (capiva che mi ero applicato), ma perché secondo lei imparando meccanicamente i racconti finivo per concentrarmi sulle parole e non sul loro significato. Così un giorno per farmi comprendere l'importanza del significato delle parole, mi diede un brutto voto.
Ringrazio ancora oggi Dio per quel brutto voto che mi ha dato l'opportunità di crescere e migliorare!

Così, pian piano, le storie che leggevo (anche grazie al brutto voto) cominciarono a mostrarmi un volto nuovo. Alla lettura delle parole, sulle quali adesso mi soffermavo (ricercando sul vocabolario il loro significato), si faceva largo la fantasia. Iniziai a scoprire che leggendo potevo diventare, il protagonista di mille avventure: entravo ed uscivo dalla classe di Enrico Bottini, il narrante e protagonista del libro "Cuore" e mi appassionavo ai bellissimi racconti mensili (il mio preferito era "Dagli appennini alle Ande"), fantasticavo con le poesie di Gianni Rodari e con ogni libro che mi veniva proposto. Venivo trasportato via dalla fantasia, tanto da farmi dimenticare di fare gli altri compiti specialmente la mia nemica numero uno: la matematica. Solo oggi che sono insegnante ho scoperto di essere discalculico. Magari se qualcuno si fosse accorto delle mie difficoltà, invece di vedervi svogliatezza, avrei imparato ad amare quella materia. Oggi per fortuna le cose sono cambiate, anche se purtroppo molti ragazzi non colgono l'aiuto che gli insegnanti sono disposti ad offrire loro. Questa é svogliatezza!

Sempre in questo periodo, alla lettura affiancai la scrittura perché sentivo il bisogno di tirare fuori quello che avevo dentro e metterlo per iscritto.
Scrivevo temi chilometrici durante le verifiche ed il tempo non era mai abbastanza, finivo sempre l'ultimo. Ma alla profondità dei contenuti non corrispondeva la correttezza ortografica. Questo difetto, forse, era legato alla miriade di emozioni che volevo esprimere e che molte volte, nonostante i contenuti, mi faceva rimediare brutti voti. Alla volta successiva miglioravo l'ortografia, ma a quella dopo ci ricadevo. Era troppo forte il bisogno di scrivere i miei pensieri e questo era stimolato dalle consegne dei temi che la maestra ci assegnava. Quindi se mi impegnavo a descrivere situazioni, emozioni ed altro, era solo perché qualcuno mi dava la possibilità di farlo!

Oggi che sono cresciuto e che lavoro nel mondo della scuola, cerco ogni giorno di trasmettere ai miei studenti (in un mondo che purtroppo l'ha persa), questa voglia di apprendere e comprendere, di andare oltre la propria immaginazione, di volare con la fantasia verso luoghi infiniti e di sentirsi liberi di sognare. Noi insegnanti abbiamo il compito di accompagnare i nostri studenti nella loro crescita umana ed intellettuale. Essi sono la base del  nostro avvenire, perché come diceva don Milani, "il maestro dà al ragazzo tutto quello che crede, ama e spera. Il ragazzo crescendo ci aggiunge qualcosa e così l'umanità va avanti".

A me é successo tanti anni fa di scoprire che a tutti é concesso astrarre, immaginare e sognare. Infondo é sillaba dopo sillaba che si impara a volare!
Spero un giorno capiti anche a voi!

Prof.RH+
#iopuò #iopensopositivo

1 commento:

  1. Caro, poetico Angelo! Mi hai fatto avvertire e assaporare il profumo e il gusto d'altri tempi. Grazie!
    Chissà se i valori di cui parli sono trasmissibili anche nel mondo 2.0...
    Un abbraccio
    Verbena

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