lunedì 25 novembre 2013

Le Ziggurat mesopotamiche

Ziggurat, é il nome che di solito si da alle torri templarie dei Sumeri, dei Babilonesi e degli Assiri. Erano alte torri a gradoni che fiancheggiavano i templi della valle dei due fiumi: il Tigri e l'Eufrate.
I popoli di questa area geografica, probabilmente, con queste costruzioni volevano imitare i monti, sede per molte popolazioni antiche di divinità ed esseri potenti. Di solito tra una Ziggurat e l'altra il numero dei gradini variava di molto, a seconda del grado di importanza del luogo sacro. Una scala a rampa unica, conduceva dalla piattaforma del tempio fino all'ultimo piano della torre dove sorgeva una stanza (cella sacra) con all'interno la statua della divinità a cui era dedicato il tempio. Inoltre, gli angoli delle torri erano sempre orientati secondo i punti cardinali: nord, sud, est ed ovest.
La grandezza, la maestosità e la sacralità di questi luoghi, può essere compresa pienamente solo se si conoscono le cerimonie e i sacrifici in essa celebrati; per esempio, a Uruk ogni anno una solenne processione passava con la Fiaccola Sacra dal sentiero che conduceva sulla piattaforma della torre del tempio principale della città.
Questa cerimonia era riconosciuta anche grazie alla fama "mondiale" di cui godeva la Ziggurat Etemenanki, la quale per la sua maestosa imponenza viene indicata dagli archeologi come la torre di Babele di cui parla la Bibbia in Gn 11, 1 - 9: « Tutta la terra aveva una sola lingua e le stesse parole. Emigrando dall'oriente gli uomini capitarono in una pianura nel paese di Sennaar e vi si stabilirono. Si dissero l'un l'altro: "Venite, facciamoci mattoni e cociamoli al fuoco". Il mattone servì loro da pietra e il bitume da cemento. Poi dissero: "Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo e facciamoci un nome, per non disperderci su tutta la terra". Ma il Signore scese a vedere la città e la torre che gli uomini stavano costruendo niente. Il Signore disse: "Ecco, essi sono un solo popolo e hanno tutti una lingua sola; questo è l'inizio della loro opera e ora quanto avranno in progetto di fare non sarà loro possibile. Scendiamo dunque e confondiamo la loro lingua, perché non comprendano più l'uno la lingua dell'altro". Il Signore li disperse di là su tutta la terra ed essi cessarono di costruire la città. Per questo la si chiamò Babele, perché là il Signore confuse la lingua di tutta la terra e di là il Signore li disperse su tutta la terra».
La torre, in mattoni, fu costruita sul fiume Eufrate nel Sennaar (in Mesopotamia) con l'intenzione di arrivare al cielo e dunque a Dio. Secondo il racconto biblico, all'epoca gli uomini parlavano tutti la medesima lingua. Gli uomini volevano arrivare al cielo per farsi un gran nome e non essere dispersi su tutta la terra come Dio gli aveva comandato (Genesi 1,28). Ma Dio creò scompiglio nelle genti e, facendo in modo che le persone parlassero lingue diverse e non si capissero più, impedì che la costruzione della torre venisse portata a termine.
Dal punto di vista archeologico, si fa corrispondere la biblica Torre di Babele alla gigantesca ziqqurat Etemenanki, costruita nel II millennio avanti Cristo e riparata/rifatta/ampliata varie volte fino all'epoca di Alessandro Magno. La sua base, nel momento di massimo splendore, era un quadrato di 91 metri di lato (verificata archeologicamente) e anche la sua altezza pare abbia raggiunto i 91 metri. Non c'è, però, accordo sul periodo in cui tali dimensioni furono raggiunte.Quando gli ebrei furono deportati a Babilonia trovarono incompiuto il rifacimento del re caldeo Nabopolassar e di suo figlio Nabucodonosor II (VII secolo a.C.). La ziqqurat Etemenanki, dedicata al dio Marduk, nel periodo di Nabopolassar era alta 30 cubiti (circa 15,30 o 22,90 m), come si deduce dalle descrizioni del figlio Nabucodonosor II. Ne parla con ammirazione anche Erodoto, che la dichiara ancora esistente ai suoi tempi, anche se egli non la visitò, come spesso si afferma erroneamente. Proprio per questa sua mole straordinaria, essa fu considerata dagli Ebrei simbolo dell'arroganza umana.

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